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Il Volksbuch del 1587: nasce la leggenda letteraria di Faust

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola I · L'eredità

L'Historia von D. Johann Fausten stampata da Johann Spies a Francoforte nel 1587: il mago del patto, le sue fonti e il clima che lo legava ad Agrippa.

Nel 1587 il tipografo Johann Spies pubblicò a Francoforte sul Meno un libretto destinato a una fortuna enorme: la «Historia von D. Johann Fausten», la storia del dottor Faust, «celebre mago e negromante». L'autore è anonimo e il testo non ha nulla di sofisticato, ma fissò per sempre la figura dell'uomo dotto che vende l'anima al diavolo in cambio di sapere e potere. Dietro quel personaggio c'era un uomo reale e, sullo sfondo, la stessa cultura magica che aveva prodotto Cornelio Agrippa.

Il Faust storico

Un Faust in carne e ossa visse nella Germania della prima metà del Cinquecento. Una delle prime testimonianze è una lettera del 1507 dell'abate Giovanni Tritemio, che parla con disprezzo di un certo «Georgius Sabellicus Faustus junior», ciarlatano itinerante che si vantava di arti magiche. Il dettaglio è curioso: Tritemio fu anche il maestro e corrispondente di Agrippa, al quale il giovane studioso dedicò la prima stesura del De occulta philosophia nel 1510.

Altre notizie sparse, in cronache e lettere di medici e umanisti, presentano Faust come astrologo, chiromante e indovino. Secondo la tradizione morì intorno al 1540, forse a Staufen, in circostanze che la leggenda trasformò presto in una fine orribile. I dati certi sono pochi, e già prima della metà del secolo l'uomo si stava dissolvendo nel personaggio.

Il libro di Spies

Il Volksbuch racconta un patto di ventiquattro anni, firmato col sangue, con lo spirito Mefostofiles. Faust ottiene viaggi aerei, visioni dell'inferno e dei cieli, scherzi alle corti dei principi, perfino l'apparizione di Elena di Troia. Alla scadenza, i diavoli lo portano via lasciando la stanza imbrattata di sangue. Il tono è quello di un ammonimento luterano: la curiosità che pretende di oltrepassare i limiti posti da Dio conduce alla dannazione.

Il successo fu immediato. Nel giro di pochi anni seguirono ristampe, edizioni ampliate con nuovi episodi e perfino un seguito dedicato al servitore di Faust, Christoph Wagner, uscito nel 1593. All'estero comparvero una traduzione inglese firmata con le iniziali P. F., la cui più antica edizione superstite è del 1592, alcune versioni olandesi e una traduzione francese di Pierre-Victor Palma Cayet, pubblicata nel 1598. Il mago tedesco diventò così un personaggio europeo.

Il mago dotto nell'immaginario

Il Faust del 1587 non cita il De occulta philosophia, ma incarna il sospetto che circondava i maghi eruditi del Rinascimento. Agrippa, morto da circa mezzo secolo, era già oggetto di racconti analoghi: si diceva che lo accompagnasse un cane demoniaco e che i suoi libri fossero pericolosi da aprire. Il pubblico dei lettori popolari non distingueva tra filosofia occulta e patto diabolico, e Faust divenne il nome che riassumeva entrambe le cose.

Da questo libretto senza pretese nacquero Marlowe, Goethe e un'intera tradizione europea, fatta di drammi, teatri di marionette, poemi, opere liriche e romanzi. Per capire come la magia rinascimentale sia stata ricordata dai secoli successivi conviene partire proprio da qui: da un racconto morale in cui il sapere segreto è insieme desiderio e colpa, e in cui la figura del mago dotto, quella che Agrippa aveva cercato di nobilitare, viene consegnata al giudizio del pubblico.