Francis Barrett e The Magus: Agrippa riscoperto nella Londra del 1801
The Magus, or Celestial Intelligencer, pubblicato a Londra nel 1801: un manuale che riprendeva in gran parte Agrippa e riaccese l'occultismo inglese.
All'inizio dell'Ottocento, in piena età della ragione, un libro dal titolo altisonante riportò Agrippa sugli scaffali dei librai londinesi. Nel 1801 l'editore Lackington, Allen and Co. pubblicò The Magus, or Celestial Intelligencer, firmato da Francis Barrett, che si presentava come studioso di chimica, filosofia naturale e occulta. L'opera prometteva un sistema completo di magia naturale, celeste e cerimoniale. In realtà era in larga parte un collage di testi più antichi, ma ebbe un'influenza duratura.
Un'opera costruita su Agrippa
Gli studiosi hanno dimostrato da tempo che ampie sezioni di The Magus riproducono, spesso parola per parola, la traduzione inglese del De occulta philosophia del 1651 e il Quarto libro pseudo-agrippiano tradotto da Robert Turner nel 1655. Barrett riordinò i materiali, li abbreviò e li presentò come un trattato unitario, senza indicare con chiarezza le proprie fonti. Si trovano così i capitoli sulle virtù occulte delle cose, sulle corrispondenze planetarie, sui quadrati magici e sui sigilli degli spiriti.
La parte più originale del volume sono le tavole incise, alcune colorate a mano, che raffigurano teste di demoni dai nomi biblici e apocrifi, cerchi magici, sigilli e talismani. Queste immagini, spesso riprodotte nelle ristampe e nei libri divulgativi del Novecento, contribuirono più del testo a fissare nell'immaginario ottocentesco l'aspetto del libro di magia, con le sue figure inquietanti, i suoi caratteri misteriosi e la sua aria di sapere proibito.
L'autore e i suoi discepoli
Di Barrett si sa pochissimo. Le sue date di nascita e di morte sono incerte, e le notizie biografiche che circolano vanno prese con cautela. Nel libro egli invitava i lettori interessati a contattarlo per ricevere un insegnamento personale, segno che pensava a un piccolo circolo di allievi. Il volume si chiude con una sezione intitolata Biographia Antiqua, una serie di brevi vite di sapienti e maghi del passato, tra i quali compare naturalmente anche Agrippa.
Le recensioni dell'epoca non furono entusiaste, e molti contemporanei considerarono il libro un'operazione commerciale rivolta a un pubblico di curiosi. Eppure The Magus fu letto, copiato e citato da generazioni di appassionati, e divenne un testo di riferimento per chi non aveva accesso alle edizioni latine o alle rare stampe del Seicento. Le copie originali sono oggi ricercate dai collezionisti, e il libro è stato ristampato più volte in facsimile.
Il ponte verso l'occultismo moderno
Il merito storico di Barrett, se così si può dire, fu quello di rendere di nuovo disponibile in un solo volume la sintesi agrippiana proprio quando sembrava destinata all'oblio. Nel corso dell'Ottocento The Magus fu una delle letture che alimentarono il rinnovato interesse inglese per la magia, fino alle società iniziatiche di fine secolo. Romanzieri come Edward Bulwer-Lytton conoscevano bene questa letteratura e la trasformarono in materia narrativa.
Oggi The Magus interessa soprattutto come documento di ricezione. Mostra con chiarezza che cosa di Agrippa sopravviveva nella cultura popolare dell'Ottocento: non lo scetticismo del De vanitate, né le sottigliezze filosofiche e teologiche del De occulta philosophia, ma un repertorio di tavole, nomi e simboli staccato dal suo contesto rinascimentale. È un Agrippa ridotto a manuale, lontano dal pensatore che aveva dialogato con Tritemio, Erasmo e gli umanisti del suo tempo.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio