Le fonti di Agrippa: Ficino, Pico, Reuchlin e Plinio
Da quali libri nasce il De occulta philosophia: il platonismo di Ficino, la magia e la cabala di Pico, i nomi di Reuchlin e l'enciclopedia di Plinio.
Il De occulta philosophia è un libro fatto di libri. Agrippa non pretendeva di aver scoperto verità nuove, ma di aver raccolto e ordinato la sapienza degli antichi e dei moderni, e lo dichiarava apertamente. Gli studiosi moderni hanno ricostruito con pazienza le sue fonti, scoprendo che intere pagine riprendono, talvolta alla lettera, autori precedenti. Quattro nomi spiccano su tutti: Marsilio Ficino, Giovanni Pico della Mirandola, Johannes Reuchlin e Plinio il Vecchio.
Ficino e il platonismo fiorentino
Marsilio Ficino, nato a Figline nel 1433 e morto a Careggi nel 1499, fu il grande traduttore del platonismo antico. Per incarico di Cosimo de' Medici tradusse in latino, nel 1463, i trattati del Corpus Hermeticum, pubblicati nel 1471 con il titolo di Pimander; poi l'intero Platone, stampato nel 1484, e Plotino, nel 1492. Tradusse anche Giamblico, Proclo e altri neoplatonici, rendendo accessibile all'Occidente latino un intero continente filosofico.
Per Agrippa il testo decisivo fu il De vita libri tres, del 1489, e in particolare il terzo libro, De vita coelitus comparanda. Da qui vengono la teoria dello spirito del mondo, la dottrina degli influssi planetari, la rivalutazione di Saturno e molte riflessioni sulla musica e sulle immagini. Il primo libro del De occulta philosophia deve a Ficino buona parte della sua struttura teorica.
Pico e Reuchlin
Giovanni Pico della Mirandola, morto nel 1494 a trentun anni, aveva unito per primo la magia naturale e la cabala in un unico progetto filosofico. Le sue novecento Conclusiones del 1486 e l'Oratio che doveva introdurne la discussione pubblica offrirono ad Agrippa il modello di una sapienza universale capace di conciliare Platone, Aristotele, Ermete, la cabala e il cristianesimo, oltre alla distinzione tra magia lecita e illecita.
Johannes Reuchlin, umanista tedesco e grande ebraista, fornì gli strumenti per sviluppare la parte cabalistica. Il De verbo mirifico del 1494 e il De arte cabalistica del 1517 furono letti con attenzione da Agrippa, che li usò per i capitoli sui nomi divini, sulle lettere e sui numeri. Attraverso Reuchlin, la cabala ebraica entrò nel terzo libro in forma già cristianizzata.
Plinio e le altre fonti
Per la magia naturale, invece, la fonte principale fu la Naturalis historia di Plinio il Vecchio, morto nel 79 durante l'eruzione del Vesuvio. Da quest'opera Agrippa trasse centinaia di notizie su animali, piante, pietre e metalli, spesso senza citarla. Accanto a Plinio stanno Alberto Magno, i lapidari medievali e i libri di segreti, che costituivano il patrimonio naturalistico comune della sua epoca.
L'elenco potrebbe continuare a lungo. Agrippa attinse al Picatrix e agli astrologi arabi per le immagini, allo Pseudo-Dionigi per gli angeli, a Tritemio per alcuni temi, e nella revisione finale anche al De harmonia mundi del francescano veneziano Francesco Giorgi, pubblicato nel 1525. Ne risulta un'opera di sintesi più che di invenzione.
Proprio questo carattere compilativo fa del De occulta philosophia uno strumento prezioso per lo storico. Leggendolo si attraversa, in un solo volume, l'intera biblioteca magica e filosofica dell'Europa del primo Cinquecento, con le sue radici antiche, arabe ed ebraiche e con le sue rielaborazioni umanistiche. Molte di quelle fonti, del resto, erano state stampate solo da pochi decenni, e la stessa possibilità di riunirle in un'unica opera fu un effetto della rivoluzione tipografica.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio