Marchio registrato Studio Esoterico CornelioLa Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio

L'anima, i furori divini e la profezia secondo Agrippa

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
♈︎♉︎♊︎♋︎♌︎♍︎♎︎♏︎♐︎♑︎♒︎♓︎
Tavola XVIII · I tre libri

Mente, ragione e idolo: l'anima umana nel terzo libro di Agrippa, i quattro furori di Platone, la malinconia del genio e le forme della profezia.

Al vertice del De occulta philosophia sta l'uomo, e in particolare la sua anima. Nelle ultime sezioni del terzo libro Agrippa si chiede che cosa sia l'anima, da dove venga, come sia unita al corpo e come possa, in certi stati eccezionali, conoscere ciò che i sensi non mostrano. Le risposte intrecciano il Timeo e il Fedro di Platone, i commenti di Ficino e la teologia cristiana, e conducono ai temi del furore divino e della profezia.

Le parti dell'anima

Agrippa descrive l'anima umana come composta di tre parti o potenze. La più alta è la mente, che contempla le cose divine e partecipa dell'intelletto angelico; in mezzo sta la ragione, che discorre e giudica; in basso l'idolo, una facoltà legata all'immaginazione e ai sensi, che dà vita al corpo attraverso lo spirito. L'anima, scrive, è immagine di Dio, e per questo l'uomo occupa un posto unico tra le creature.

Questa dignità dell'uomo era stata celebrata pochi decenni prima da Pico della Mirandola nell'Oratio, che si apre citando un detto ermetico: «Magnum, o Asclepi, miraculum est homo», grande miracolo è l'uomo. Agrippa ne raccoglie l'eredità e la radica nella sua cosmologia: l'uomo è il nodo del mondo perché contiene in sé tutti i livelli dell'essere.

I quattro furori

Nel Fedro Platone aveva distinto quattro forme di mania divina: quella profetica, ispirata da Apollo; quella rituale o misterica, legata a Dioniso; quella poetica, dono delle Muse; quella amorosa, che viene da Afrodite ed Eros. Ficino aveva commentato a lungo questo passo, facendone il fondamento di una teoria dell'ispirazione. Agrippa la riprende nel terzo libro, descrivendo i furori come stati in cui l'anima, liberata dai legami del corpo, si unisce alle realtà superiori.

Accanto a queste forme, il primo libro tratta di un furore legato alla malinconia. Agrippa si rifà a un testo antico attribuito ad Aristotele, i Problemata, dove ci si domanda perché tutti gli uomini eccezionali, filosofi, politici, poeti e artisti, siano malinconici. Nella lettura rinascimentale, la malinconia, legata a Saturno, può portare alla follia ma anche al genio, quando l'anima è sollevata verso le cose più alte.

Sogni, oracoli e profezia

Il terzo libro raccoglie infine una grande quantità di esempi di profezia: gli oracoli dell'antichità, le sibille, i profeti biblici, i sogni premonitori narrati dagli storici. Agrippa li interpreta come manifestazioni di una capacità dell'anima che, quando si raccoglie in sé o viene illuminata dall'alto, può conoscere il futuro e le cose nascoste. Il sonno, per lui, è uno degli stati in cui questa capacità si libera più facilmente.

Queste idee si collocano in una tradizione lunga, che va dal De divinatione di Cicerone fino ai trattati medievali sui sogni. Agrippa non le espone come tecniche, ma come parte di una teoria dell'anima, il cui scopo ultimo è la conoscenza di Dio. Tra le fonti antiche sul tema c'era anche il trattato sui sogni di Sinesio di Cirene, filosofo e vescovo vissuto tra IV e V secolo, che circolava nella traduzione latina di Ficino.

La dottrina dei furori ebbe grande fortuna. La ritroviamo, con accenti diversi, negli Eroici furori di Giordano Bruno, pubblicati a Londra nel 1585, e nell'immaginario artistico che associava la malinconia al genio. Studiosi del Novecento come Raymond Klibansky, Erwin Panofsky e Fritz Saxl, nel loro libro su Saturno e la malinconia, hanno messo in luce il ruolo di Agrippa in questa storia.