Marchio registrato Studio Esoterico CornelioLa Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio

Animali, piante e pietre: il bestiario e il lapidario di Agrippa

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
♈︎♉︎♊︎♋︎♌︎♍︎♎︎♏︎♐︎♑︎♒︎♓︎
Tavola VII · I tre libri

Leoni solari, pietre lunari, metalli planetari: come Agrippa costruì i suoi cataloghi naturali partendo da Plinio, Alberto Magno e i lapidari medievali.

Nelle pagine del primo libro sfilano leoni e galli, aquile e civette, oro e piombo, diaspri, zaffiri e coralli. Agrippa non era un naturalista e non osservava di persona gli animali o i minerali di cui scriveva. Era un lettore instancabile che raccoglieva notizie dai libri, e i suoi cataloghi sono un mosaico di citazioni antiche e medievali. Capire da dove venissero queste informazioni aiuta a leggere il De occulta philosophia come un documento della cultura libraria del Rinascimento.

Plinio, il grande serbatoio

La fonte principale è ancora una volta la Naturalis historia di Plinio il Vecchio, i cui trentasette libri coprono animali, piante, medicina, metalli e pietre. Gli ultimi due libri, dedicati alla pietra e alle gemme, fornivano un repertorio di proprietà meravigliose che il Medioevo aveva copiato e arricchito. Da Plinio Agrippa riprende, per esempio, la notizia della pietra dell'aquila, che si diceva venisse trovata nei nidi di questi uccelli, e molte altre credenze sui minerali.

Plinio stesso, del resto, aveva raccolto notizie da centinaia di autori greci e latini, spesso con un tono distaccato che segnalava i dubbi. Nel passaggio ad Agrippa questi dubbi si attenuano: le notizie vengono riordinate non più secondo l'argomento, ma secondo il pianeta o l'elemento a cui sono attribuite, e diventano tasselli di un sistema cosmologico.

I lapidari e i libri dei segreti

Accanto a Plinio Agrippa attinge alla tradizione medievale dei lapidari. Il Liber lapidum di Marbodo di Rennes, scritto in versi latini alla fine dell'XI secolo, aveva descritto decine di pietre con le virtù che la tradizione attribuiva a ciascuna. Alberto Magno, nel De mineralibus del XIII secolo, aveva discusso con spirito filosofico l'origine di queste virtù. Ancora più diffuso era il cosiddetto Liber aggregationis, un libro di segreti attribuito ad Alberto ma non suo, che circolava in numerose edizioni a stampa.

Da questi testi derivano le associazioni tra pietre e pianeti che Agrippa presenta nei suoi elenchi. Il giacinto e il crisolito sono detti solari, la selenite lunare, perché secondo la tradizione conteneva un'immagine della Luna che cresceva e calava con essa. Lo storico vi riconosce un sapere di seconda o terza mano, in cui l'osservazione diretta ha un ruolo minimo.

Gli animali dei pianeti

Lo stesso metodo vale per gli animali. Sotto il Sole stanno il leone, re delle fiere, il gallo che annuncia l'alba, l'aquila che secondo i bestiari fissava il Sole senza abbagliarsi. Alla Luna vanno creature legate all'acqua, alla notte o al mutamento. A Saturno sono assegnati animali ritenuti solitari, notturni o malinconici, come la talpa e la civetta. Ogni attribuzione si fonda su un tratto di comportamento o di aspetto interpretato come segno della natura del pianeta.

In questo modo il bestiario medievale, che leggeva negli animali insegnamenti morali e religiosi, si trasforma in un bestiario astrologico. Il leone non è più soltanto simbolo di Cristo o della forza, come nel Physiologus, ma un vero portatore delle virtù solari, collegato da una simpatia nascosta all'oro, alle piante che seguono il Sole e agli uomini di temperamento solare.

Queste pagine non vanno lette come conoscenze naturali, ma come testimonianza di un modo di pensare. Le virtù che Agrippa attribuisce a pietre e animali erano credenze della tradizione, non proprietà verificate. Il loro interesse storico sta nel mostrare come il Rinascimento cercasse di ordinare la varietà della natura dentro una rete di corrispondenze cosmiche, prima che il metodo sperimentale cambiasse le regole del sapere.