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Nomi divini e cabala cristiana nel terzo libro

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola XVI · I tre libri

Il Tetragramma, le dieci sefirot e i nomi di Dio: come Agrippa accolse la cabala ebraica attraverso Pico della Mirandola e Johannes Reuchlin.

Nel 1509, a Dole, in Franca Contea, un Agrippa poco più che ventenne tenne lezioni pubbliche sul De verbo mirifico di Johannes Reuchlin, un trattato sul potere dei nomi divini. Le lezioni gli valsero il favore di alcuni ascoltatori, ma anche l'accusa di un frate francescano, Jean Catilinet, che lo denunciò come eretico giudaizzante. L'episodio rivela quanto la cabala fosse già allora al centro dei suoi interessi. Nel terzo libro del De occulta philosophia questa passione diventa uno dei pilastri dell'opera.

La nascita della cabala cristiana

La cabala è la tradizione mistica ed esegetica ebraica sviluppatasi soprattutto tra la Provenza e la Spagna dal XII secolo, con testi come il Sefer ha-Bahir e lo Zohar. Alla fine del Quattrocento Giovanni Pico della Mirandola, aiutato da dotti ebrei e convertiti, ne fece oggetto di studio cristiano: nelle sue Conclusiones, pubblicate a Roma nel 1486, sostenne che nessuna scienza conferma la divinità di Cristo più della magia e della cabala. La tesi fu tra quelle condannate da papa Innocenzo VIII.

Il tedesco Johannes Reuchlin proseguì su questa strada con il De verbo mirifico del 1494 e il De arte cabalistica del 1517. Nel primo sosteneva che il nome di Gesù, scritto in ebraico, fosse il Tetragramma con l'aggiunta di una lettera, e quindi la rivelazione compiuta del nome di Dio. Agrippa assorbì queste idee e le rielaborò nel suo sistema.

Le dieci sefirot e i nomi di Dio

Al centro della cabala sta la dottrina delle dieci sefirot, le emanazioni o attributi attraverso cui il Dio infinito si manifesta e agisce nel mondo. Agrippa le elenca con i loro nomi ebraici e associa a ciascuna un nome divino della Bibbia, come Ehieh, Iah, Elohim, El, Adonai e Shaddai, un ordine angelico e una sfera celeste. In questo modo la cabala si innesta sulla struttura dei tre mondi e sulle gerarchie degli angeli.

Particolare venerazione era riservata al Tetragramma, il nome di quattro lettere che nella tradizione ebraica non viene pronunciato. Agrippa tratta anche del nome detto Shem ha-Mephorash, il nome esplicito, che i cabalisti ricavavano da tre versetti dell'Esodo, ciascuno di settantadue lettere, ottenendo settantadue nomi angelici. Per lui questi nomi non sono semplici parole, ma segni in cui la potenza divina si è resa presente nel linguaggio.

Lettere, numeri e interpretazione

La cabala offriva anche tecniche di lettura del testo sacro. La gematria calcolava il valore numerico delle parole, poiché ogni lettera ebraica è anche un numero; il notarikon interpretava le lettere come iniziali di altre parole; la temurah permutava le lettere secondo regole fisse. Agrippa descrive queste tecniche come strumenti di interpretazione biblica e le collega alla sua teoria dei numeri, mostrando come il linguaggio stesso possa riflettere l'ordine del cosmo.

L'idea di fondo, che il mondo sia stato creato attraverso la parola e che le lettere dell'alfabeto ebraico siano le forme originarie della creazione, risale a testi come il Sefer Yetzirah, il Libro della formazione. Agrippa la accoglie e la trasforma in una teoria del potere delle parole, che occupa diverse pagine del primo e del terzo libro.

Grazie al De occulta philosophia la cabala cristiana raggiunse un pubblico molto più ampio di quello dei dotti ebraisti. Spesso semplificata e mescolata con l'astrologia e la magia, essa divenne parte stabile dell'esoterismo europeo, ma la sua origine resta nella tradizione ebraica medievale, che Agrippa conosceva solo indirettamente, attraverso le opere latine dei suoi predecessori.