I tre mondi di Agrippa: elementare, celeste e intellettuale
Come Cornelio Agrippa ordina il De occulta philosophia secondo tre mondi e tre magie, naturale, celeste e cerimoniale, dalla fisica fino alla teologia.
Chi apre il De occulta philosophia di Enrico Cornelio Agrippa incontra subito un'architettura. Il primo capitolo del primo libro parte da una frase programmatica: «Cum triplex sit mundus, elementalis, coelestis et intellectualis». Il mondo è triplice, e ogni grado inferiore è governato da quello superiore, da cui riceve le proprie virtù. Su questa idea, antica quanto il neoplatonismo, Agrippa costruì l'intera opera, pubblicata completa a Colonia nel 1533, facendo corrispondere a ciascun mondo un libro e una forma di sapere.
Una scala che scende e risale
Nella visione di Agrippa le forze discendono dall'alto verso il basso. Dio, archetipo di tutte le cose, comunica la sua potenza agli angeli e alle intelligenze; queste la trasmettono ai cieli, alle stelle e ai pianeti; i corpi celesti, a loro volta, la riversano sugli elementi e sulle creature terrene. È la grande catena dell'essere che il Rinascimento aveva ereditato da Plotino, da Proclo e dallo Pseudo-Dionigi, rielaborata nella Firenze di Marsilio Ficino.
Il sapiente, che Agrippa chiama mago nel senso antico e nobile del termine, compie il percorso inverso. Partendo dalle cose visibili cerca di risalire, grado dopo grado, alle cause invisibili. La conoscenza diventa così un'ascesa, e la magia appare come il vertice di tutte le scienze, la disciplina che le riassume e le corona. Agrippa insiste che essa presuppone una solida preparazione in filosofia naturale, in matematica e in teologia.
Tre libri per tre saperi
La corrispondenza è rigorosa. Il primo libro tratta della magia naturale, che riguarda il mondo elementare e si fonda sulla fisica: elementi, qualità, virtù nascoste di pietre, piante e animali. Il secondo libro è dedicato alla magia celeste, detta anche matematica, perché i cieli si conoscono attraverso numeri, misure e proporzioni. Il terzo libro affronta la magia cerimoniale, legata al mondo intellettuale e quindi alla teologia, alla religione e ai nomi divini.
Questa tripartizione non era un'invenzione isolata. Già Pico della Mirandola aveva distinto una magia naturale, degna del filosofo, da una magia superstiziosa, e Ficino, nel terzo dei suoi Libri de vita del 1489, aveva spiegato come l'anima del mondo e lo spirito cosmico colleghino il cielo alla terra. Agrippa raccolse questi materiali e li dispose in un sistema unico, quasi enciclopedico, che nessuno prima di lui aveva tentato con tanta ampiezza.
L'uomo al centro della costruzione
Accanto ai tre mondi Agrippa colloca l'uomo, piccolo mondo che li riassume tutti. Nel corpo umano si ritrovano gli elementi, nello spirito vitale l'armonia dei cieli, nella mente la scintilla dell'intelletto divino. Per questo il secondo libro dedica pagine alle proporzioni del corpo, inscritto in cerchi e quadrati, e il terzo indaga la natura dell'anima. L'antica dottrina del microcosmo, cara agli scritti ermetici e ai platonici, diventa il ponte tra le tre parti dell'opera.
Comprendere questa architettura è la chiave per leggere tutto il resto. Ogni capitolo, dalle virtù del magnete ai nomi degli angeli, trova il suo posto lungo la scala dei tre mondi. Il De occulta philosophia non è un ricettario disordinato, come talvolta lo si è immaginato, ma il tentativo di un giovane erudito di ordinare l'intero sapere del suo tempo secondo una visione unitaria del cosmo.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio