Le 900 tesi di Pico: la disputa mancata di Roma e la condanna papale
Le Conclusiones di Pico della Mirandola, stampate a Roma nel 1486: le tesi magiche e cabalistiche, la commissione di Innocenzo VIII e la fuga in Francia.
Nel dicembre del 1486 il tipografo Eucario Silber stampò a Roma un fascicolo di novecento proposizioni intitolato Conclusiones nongentae. L'autore, Giovanni Pico della Mirandola, aveva ventitré anni e si offriva di discuterle pubblicamente davanti ai dotti di tutta Europa, promettendo perfino di pagare il viaggio a chi fosse venuto da lontano. Il progetto doveva dimostrare l'accordo profondo tra tutte le scuole di pensiero. Finì invece in una delle più note controversie dottrinali del Quattrocento.
Una summa di tutte le filosofie
Le tesi sono divise in due grandi parti. La prima riferisce le opinioni di altri, ordinate per scuole e nazioni: teologi latini, peripatetici arabi, platonici greci, pitagorici, caldei, egizi e cabalisti ebrei. La seconda raccoglie le conclusioni che Pico sostiene a nome proprio, spesso nel tentativo di conciliare Platone e Aristotele, la sapienza pagana e quella cristiana. Lo stile è secco e lapidario, senza argomentazioni: ogni proposizione doveva essere difesa a voce.
Tra quelle formulate a nome proprio figurano ventisei conclusioni magiche e settantadue conclusioni cabalistiche. Nelle prime Pico ripete la distinzione dell'Oratio tra la magia demonica, che respinge, e la magia naturale, che definisce la parte pratica della scienza della natura. Nelle seconde applica le tecniche della cabala, come lo studio delle lettere e dei numeri, all'interpretazione dei misteri cristiani.
La commissione di Innocenzo VIII
La disputa non si tenne. Papa Innocenzo VIII nominò una commissione di teologi che esaminò il testo e individuò tredici tesi sospette, alcune giudicate eretiche, altre dubbie. Tra queste c'era una delle proposizioni più audaci: nessuna scienza ci rende più certi della divinità di Cristo quanto la magia e la cabala. Ai commissari sembrava inaccettabile che arti tanto ambigue potessero sostenere la fede.
Pico rispose in poche settimane con un'Apologia in difesa delle tesi incriminate, pubblicata nel 1487. Vi sosteneva, tra l'altro, che i commissari avevano frainteso il senso tecnico di molte proposizioni. Il gesto fu però interpretato come un atto di disobbedienza. Il 4 agosto 1487 il papa firmò una bolla che condannava l'intera raccolta delle novecento conclusioni e ne ordinava la distruzione.
Fuga, arresto e perdono
Temendo conseguenze più gravi, Pico lasciò l'Italia e si diresse verso la Francia. All'inizio del 1488 fu raggiunto e trattenuto per un breve periodo nel castello di Vincennes, presso Parigi, su richiesta dei nunzi pontifici. Lo liberarono le pressioni di principi francesi e di Lorenzo de' Medici, che lo accolse a Firenze. Pico vi trascorse gli ultimi anni nella cerchia di Ficino e di Poliziano. Solo nel 1493 papa Alessandro VI lo assolse formalmente.
Le Conclusiones restano un documento unico: in novecento frasi è condensata l'ambizione di riunire tutte le sapienze del mondo. La condanna non ne impedì la diffusione: le tesi furono ristampate nel Cinquecento insieme alle altre opere di Pico e lette in tutta Europa. Le conclusioni magiche e cabalistiche, in particolare, aprirono la strada a un'idea che Agrippa avrebbe fatto propria, quella di una magia dotta e pia, inseparabile dalla filosofia e dalla teologia.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio