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Giordano Bruno e il De umbris idearum: memoria, ruote e immagini

Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura
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Tavola V · Maestri del Rinascimento

Il De umbris idearum di Giordano Bruno, Parigi 1582: l'arte della memoria, le ruote lulliane, le immagini dei decani e il debito verso Agrippa.

Nell'estate del 1582 un frate domenicano fuggito dal suo convento di Napoli pubblicava a Parigi un libro dal titolo enigmatico, De umbris idearum, «Le ombre delle idee». Giordano Bruno, nato a Nola nel 1548, aveva lasciato l'ordine anni prima e si era fatto conoscere in Francia come maestro di una straordinaria arte della memoria. Il volume, dedicato al re Enrico III, era insieme un trattato filosofico e uno strumento pratico per ordinare la mente.

Un re incuriosito

Fu lo stesso Bruno a raccontare, anni dopo, davanti agli inquisitori di Venezia, come aveva attirato l'attenzione del sovrano. Enrico III lo aveva fatto chiamare per sapere se la memoria che egli insegnava fosse naturale o ottenuta per arte magica. Bruno gli dimostrò che si trattava di una tecnica, e il re, soddisfatto, gli concesse una lettura straordinaria e pagata.

Nello stesso anno Bruno pubblicò a Parigi altre due opere legate alla memoria: il Cantus Circaeus, in cui la maga Circe trasforma gli uomini in bestie secondo i loro vizi, e un breve trattato sull'arte di Raimondo Lullo. Il De umbris uscì insieme a un'Ars memoriae, cioè alla parte più tecnica del sistema.

Le ombre e la luce

Il titolo nasce da un'idea di origine platonica. L'uomo non vede le idee divine nella loro pura luce, ma solo come ombre proiettate nella mente. Queste ombre non sono però tenebre: sono il modo in cui la verità si rende accessibile a un intelletto finito. Lavorare con le immagini significa allora risalire, per gradi, dalle ombre verso la luce da cui provengono.

L'arte della memoria antica, descritta nella Rhetorica ad Herennium e da Cicerone, collocava immagini suggestive in luoghi immaginari ben ordinati. Bruno la trasforma in un sistema di ruote concentriche, ispirato alle combinazioni di Lullo. Su ciascuna ruota sono disposte serie di immagini contrassegnate da lettere; facendole girare, la mente può comporre combinazioni quasi infinite.

Le immagini dei decani e il debito verso Agrippa

Tra le serie di figure del De umbris si trovano immagini dei pianeti, delle case lunari e soprattutto dei trentasei decani dello zodiaco, ciascuno dei quali occupa dieci gradi. La storica Frances Yates ha mostrato che Bruno trasse queste descrizioni dalla Filosofia occulta di Agrippa, che a sua volta le aveva raccolte da fonti astrologiche più antiche. Le figure astrali diventano così i contenitori della memoria, capaci di dare forza e vivacità ai ricordi.

Per Bruno l'immaginazione non era una facoltà secondaria. Era il ponte tra la mente e l'anima del mondo, e le immagini celesti servivano a sintonizzare l'una con l'altra. In questo senso l'arte della memoria si avvicinava alla magia naturale di Ficino, pur rimanendo una disciplina mentale e non un rito.

Il De umbris idearum inaugurò il periodo più fecondo della vita di Bruno, che dopo Parigi passò in Inghilterra e vi scrisse i grandi dialoghi italiani. Il libro mostra come, alla fine del Cinquecento, l'eredità di Agrippa fosse ormai entrata nel pensiero dei filosofi più originali, trasformata in uno strumento di conoscenza.