Bruno, il De magia e il De vinculis: la magia come arte di legare
Gli scritti magici di Giordano Bruno rimasti inediti fino al 1891: il De magia, il De vinculis in genere e l'amore come vincolo supremo del cosmo.
Tra le carte che Giordano Bruno lasciò incompiute quando fu arrestato a Venezia, nel maggio del 1592, c'erano alcuni testi che non avrebbe mai visto stampati. Erano il De magia, le Theses de magia, il De magia mathematica e il De vinculis in genere, composti con ogni probabilità tra il 1589 e il 1591, negli anni trascorsi in Germania tra Helmstedt e Francoforte. Rimasero manoscritti per tre secoli e furono pubblicati solo nel 1891, nel terzo volume dell'edizione nazionale delle opere latine.
Una copia salvata da un segretario
Questi scritti ci sono arrivati soprattutto grazie a un manoscritto oggi conservato a Mosca, noto come codice Noroff dal nome del collezionista russo che lo possedette. Gran parte del codice fu copiata da Girolamo Besler, un giovane tedesco che fece da segretario a Bruno a Helmstedt e poi lo seguì in Italia per un breve periodo. Senza queste trascrizioni il volto magico del filosofo sarebbe rimasto quasi sconosciuto.
Il carattere privato dei testi è evidente: sono appunti di lavoro, schemi, elenchi di definizioni. Ciò non toglie che siano tra le pagine più dense di Bruno, perché vi si vede come il filosofo dell'universo infinito intendesse il rapporto tra la mente, l'anima del mondo e le cose. Le stesse idee tornano, in forma più letteraria, nei dialoghi italiani scritti a Londra.
I molti significati della parola magia
Il De magia si apre con una distinzione dei significati del termine. Mago può essere il sapiente, come i magi persiani, oppure chi opera meraviglie con le virtù naturali, chi usa numeri e figure, chi si rivolge agli spiriti, chi compie prodigi con l'inganno. Bruno respinge la magia malvagia e quella fraudolenta, ma considera legittimo studiare le forze occulte che collegano le parti dell'universo.
Per lui il cosmo è pervaso da uno spirito unico, presente in tutte le cose. Nulla è del tutto inanimato, e proprio per questo ogni cosa può agire su ogni altra. Bruno conosceva bene Ficino e Agrippa e ne riprende il lessico, ma lo inserisce nella sua filosofia di un universo infinito e vivente, senza centro e senza confini.
Il De vinculis e l'amore come vincolo
Il De vinculis in genere è il testo più sorprendente. Il mago vi appare come colui che sa legare, cioè stringere vincoli tra le anime e tra le cose. Il vincolo più potente di tutti, scrive Bruno, è l'amore, che attira, unisce e trasforma. Per questo Cupido, nella sua immaginazione, è il signore di ogni legame, e chi conosce le vie del desiderio conosce anche le vie dell'influenza.
Molti lettori moderni hanno visto in queste pagine una teoria della persuasione e dell'influenza sulle masse, più che un trattato di occultismo. Bruno analizza infatti come l'immaginazione, le emozioni e le aspettative di una persona la rendano disponibile o resistente all'azione di un'altra. È una psicologia dei legami umani descritta con il linguaggio della magia.
Arrestato su denuncia del patrizio veneziano Giovanni Mocenigo, Bruno fu trasferito a Roma nel 1593 e, dopo un lungo processo, arso vivo in Campo de' Fiori il 17 febbraio 1600. Gli scritti magici non furono il centro delle accuse, ma mostrano quanto profondamente la tradizione di Ficino e di Agrippa avesse plasmato il suo pensiero. Dal 1889 una statua di Ettore Ferrari lo ricorda nel luogo del supplizio.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio