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Tritemio e la Steganographia: angeli, cifrari e scrittura segreta

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola VIII · Maestri del Rinascimento

La Steganographia dell'abate Tritemio: lo scandalo del manoscritto, la stampa del 1606, la Polygraphia e la scoperta che nascondeva veri sistemi crittografici.

Johannes Heidenberg, nato nel 1462 a Trittenheim, sulla Mosella, è passato alla storia con il nome latino del suo paese: Trithemius, in italiano Tritemio. Monaco benedettino, a soli ventun anni divenne abate di Sponheim, nella Renania, e vi raccolse una biblioteca di circa duemila volumi, celebre in tutta la Germania. Fu storico, bibliografo e teologo, ma la fama più duratura gli venne da un libro che quasi nessuno, ai suoi tempi, poté leggere: la Steganographia.

Uno scandalo nato da una lettera

Intorno al 1499 Tritemio annunciò il progetto in una lettera al carmelitano Arnoldo Bostio di Gand. Vi prometteva un'opera che avrebbe insegnato a trasmettere messaggi a distanza, in modo segreto e sicuro, con l'aiuto di spiriti. Bostio era morto prima che la lettera arrivasse, e lo scritto passò per altre mani, suscitando stupore e sospetti. Da allora l'abate fu circondato dalla fama di negromante.

Nel 1503 il filosofo francese Charles de Bovelles visitò Sponheim e poté sfogliare il manoscritto incompiuto. Qualche anno dopo, in una lettera divenuta famosa, lo descrisse come un'opera di magia demonica, piena di nomi barbari di spiriti. Il giudizio contribuì a rendere il libro ancora più temuto, e Tritemio non lo pubblicò mai.

Angeli o alfabeti

La Steganographia fu stampata solo nel 1606, a Francoforte, quasi un secolo dopo la morte dell'autore, avvenuta nel 1516. Pochi anni più tardi finì nell'Indice dei libri proibiti. Nei primi due libri si legge una lunga serie di invocazioni rivolte a spiriti con nomi strani, ciascuno legato a un'ora o a una direzione. Il terzo libro, incompiuto, sembra parlare di influssi planetari e di tabelle numeriche.

Già nel Seicento alcuni lettori sospettarono che le invocazioni fossero un travestimento. Avevano ragione. I primi due libri nascondono metodi di cifratura in cui le lettere significative sono disposte secondo regole precise all'interno di testi apparentemente magici. Negli anni Novanta del Novecento studiosi di crittografia hanno decifrato anche le tabelle del terzo libro, dimostrando che contengono messaggi cifrati in latino.

La Polygraphia e la nascita della crittografia moderna

Tritemio scrisse anche un'opera apertamente crittografica, la Polygraphia, completata nel 1508 e stampata nel 1518, dedicata all'imperatore Massimiliano I. Vi espone tra l'altro un sistema in cui ogni lettera del messaggio è sostituita da una parola, così che il testo cifrato sembri una preghiera latina. Vi compare inoltre la tabula recta, una tabella di alfabeti scalati che sta alla base di molti cifrari dei secoli successivi.

Per questo Tritemio è ricordato oggi tra i fondatori della crittografia occidentale. Il termine stesso steganografia, cioè «scrittura nascosta», deriva dal titolo del suo libro e indica ancora l'arte di celare l'esistenza di un messaggio dentro un altro. La parola è entrata nel lessico tecnico dell'informatica, dove designa le tecniche che nascondono dati all'interno di immagini o file sonori, a dimostrazione di quanto fosse moderna l'intuizione dell'abate.

Il caso della Steganographia mostra bene l'ambiguità del sapere segreto nel Rinascimento. Ciò che i contemporanei leggevano come magia era in buona parte ingegneria del linguaggio, e la cornice angelica serviva anche a proteggere i segreti dai curiosi. Fu questo maestro, insieme erudito e inquieto, ad accogliere a Würzburg il giovane Cornelio Agrippa e a incoraggiarlo nella stesura della Filosofia occulta.