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John Dee e la Monas hieroglyphica: un simbolo per tutto il cosmo

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola XIII · Maestri del Rinascimento

John Dee, matematico di Elisabetta I: la Monas hieroglyphica del 1564, la biblioteca di Mortlake e le conversazioni angeliche con Edward Kelley.

Nel gennaio del 1564, ad Anversa, l'inglese John Dee compose in pochi giorni un piccolo trattato destinato a diventare uno dei testi più enigmatici del Rinascimento: la Monas hieroglyphica. Dee, nato a Londra nel 1527, aveva studiato a Cambridge e a Lovanio ed era già noto come matematico, geografo e astrologo. Il libro, stampato quello stesso anno da Willem Silvius e dedicato all'imperatore Massimiliano II, condensava in un solo segno la sua visione del cosmo.

Un geroglifico in ventiquattro teoremi

La monade di Dee è un simbolo composto. In alto si trova la falce della Luna, sotto di essa il cerchio con un punto al centro, segno del Sole. Più in basso c'è una croce, che Dee associa ai quattro elementi, e alla base un segno doppio che richiama la costellazione dell'Ariete e il fuoco. Nel loro insieme, queste parti contengono, secondo l'autore, i segni di tutti i pianeti e le chiavi dell'opera alchemica.

Il trattato si sviluppa in ventiquattro teoremi, alla maniera dei testi geometrici, e ogni teorema scompone e ricompone la figura per mostrarne nuovi significati. Dee vi intreccia geometria, astronomia, alchimia, cabala e simbolismo delle lettere. Il risultato è un testo difficilissimo, che egli stesso considerava destinato a pochi lettori preparati, e che ancora oggi gli studiosi interpretano in modi diversi.

Il matematico della regina

Dee godeva della fiducia di Elisabetta I. Secondo la tradizione, fu lui a scegliere su basi astrologiche la data dell'incoronazione, il 15 gennaio 1559. Nel 1570 scrisse un'ampia prefazione matematica alla prima traduzione inglese degli Elementi di Euclide, curata da Henry Billingsley, che difendeva l'utilità delle scienze matematiche per la navigazione, l'architettura e la meccanica. Sostenne inoltre i viaggi di esplorazione inglesi e i progetti di espansione marittima del regno.

Nella sua casa di Mortlake, sul Tamigi, raccolse una delle biblioteche private più grandi d'Inghilterra, con migliaia di libri a stampa e manoscritti. Tra quei volumi c'erano anche le opere di Agrippa, di Tritemio, di Reuchlin e di Paracelso, che Dee studiava e annotava con attenzione. Molti di quei libri, dispersi dopo la sua morte, si trovano oggi in biblioteche inglesi e recano ancora le sue note a margine.

Le conversazioni angeliche

Dal 1582 Dee cominciò a cercare un contatto diretto con gli angeli attraverso un medium, Edward Kelley, che dichiarava di vedere apparizioni in una pietra o in uno specchio. Dee trascrisse per anni queste sedute nei suoi diari, comprese lunghe tavole di lettere e una lingua che gli angeli avrebbero rivelato, oggi chiamata enochiana. Le due figure viaggiarono insieme in Polonia e in Boemia, presso la corte di Rodolfo II e la residenza dei Rožmberk a Třeboň.

Durante la sua lunga assenza, tra il 1583 e il 1589, la biblioteca di Mortlake fu in parte saccheggiata. Dee tornò in Inghilterra impoverito, ottenne nel 1595 la direzione del Christ's College di Manchester e morì a Mortlake tra il 1608 e il 1609. Nel 1659 Meric Casaubon pubblicò una parte dei diari angelici, con l'intento di screditarne l'autore.

La figura di John Dee riassume le tensioni del suo tempo. Matematico rigoroso e cercatore di rivelazioni, cortigiano e visionario, egli lesse la Filosofia occulta di Agrippa come un programma da realizzare. La Monas hieroglyphica resta la sua opera più personale, un tentativo di racchiudere l'unità del mondo in un unico segno.