Ficino traduttore di Ermete: il Corpus Hermeticum e la villa di Careggi
Come Cosimo de' Medici fece tradurre a Ficino il Corpus Hermeticum prima di Platone, e come il Pimander del 1471 cambiò la cultura del Rinascimento.
Intorno al 1460 un monaco al servizio di Cosimo de' Medici, Leonardo da Pistoia, portò a Firenze dalla Macedonia un manoscritto greco che conteneva una serie di dialoghi attribuiti a Ermete Trismegisto. Cosimo, ormai anziano, aveva da poco affidato al giovane Marsilio Ficino la traduzione latina di tutto Platone. Davanti al nuovo codice cambiò le priorità: Platone poteva attendere, Ermete no. Da questa decisione nacque uno dei testi chiave della magia e della filosofia rinascimentale.
Un manoscritto che passa davanti a Platone
Il codice conteneva quattordici trattati del cosiddetto Corpus Hermeticum, scritti in greco in età imperiale ma allora creduti antichissimi. Ficino li tradusse rapidamente e concluse il lavoro nel 1463, in tempo perché Cosimo potesse leggerli prima della morte, avvenuta nel 1464. Il titolo scelto fu Pimander, dal nome dell'intelligenza divina che nel primo trattato rivela a Ermete l'origine del mondo e il destino dell'anima.
La traduzione circolò a lungo in manoscritto e fu stampata per la prima volta a Treviso nel 1471. Nei decenni seguenti ebbe molte edizioni e divenne familiare a teologi, filosofi e artisti. Ne è un segno il pavimento del Duomo di Siena, dove intorno al 1488 fu inserita una grande figura di Ermete Trismegisto, presentato come contemporaneo di Mosè.
La teologia antica
Per Ficino Ermete era il primo anello di una catena di sapienti che avevano intuito le verità poi rivelate dal cristianesimo. Questa prisca theologia passava, secondo la sua ricostruzione, da Ermete a Orfeo, quindi ad Aglaofemo, a Pitagora, a Filolao e infine a Platone. In altri scritti Ficino colloca all'inizio della serie anche Zoroastro. L'idea permetteva di leggere la filosofia pagana come preparazione al Vangelo, senza contrapporla alla fede.
La conseguenza fu enorme. Testi come l'Asclepio, già noto nel Medioevo in latino, e i nuovi dialoghi del Pimander sembravano offrire una sapienza originaria, in cui teologia, cosmologia e magia erano ancora unite. Gli autori successivi, da Lazzarelli ad Agrippa, si richiamarono a Ermete come a un'autorità quasi pari a quella dei profeti. Restava però un invito alla cautela: già sant'Agostino, nel De civitate Dei, aveva condannato i passi dell'Asclepio sulle statue animate dagli dèi, e i lettori cristiani lo sapevano bene.
Careggi e la cerchia di Ficino
Cosimo aveva donato a Ficino una casa presso la villa medicea di Careggi, sulle colline a nord di Firenze. Qui il filosofo lavorò per anni alle sue traduzioni: l'intero Platone uscì a stampa nel 1484, Plotino nel 1492. Intorno a lui si raccolse una cerchia di amici, allievi e patrizi che la tradizione chiama Accademia platonica. Gli storici moderni sottolineano che fu più un circolo di discussione e amicizia che un'istituzione con regole e sedute fisse.
La datazione dei testi ermetici fu corretta solo nel 1614, quando Isaac Casaubon dimostrò su base linguistica che erano stati composti nei primi secoli dell'era cristiana. Per oltre un secolo e mezzo, però, la traduzione di Ficino aveva dato a Ermete un prestigio immenso. La Filosofia occulta di Agrippa ne porta l'impronta in ogni libro, e senza il lavoro compiuto a Careggi la magia rinascimentale non avrebbe avuto il suo fondatore leggendario né la sua genealogia sapienziale.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio