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Paracelso, il medico ribelle: alchimia, astri e spiriti elementali

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola VII · Maestri del Rinascimento

Vita e idee di Paracelso (1493-1541): lo scandalo di Basilea, i tre principi alchemici, la luce della natura e il libro su ninfe, silfi, pigmei e salamandre.

Theophrastus Bombastus von Hohenheim nacque a Einsiedeln, in Svizzera, tra il 1493 e il 1494, e morì a Salisburgo nel settembre del 1541. Il nome con cui è passato alla storia, Paracelso, compare nei suoi scritti dal 1529 circa; il suo significato è discusso, e non è certo che volesse dire «superiore a Celso», il medico romano. Fu una figura irrequieta, sempre in viaggio, che cambiò per sempre il modo di pensare la medicina e l'alchimia.

Lo scandalo di Basilea

Nel 1527 Paracelso ottenne a Basilea l'incarico di medico cittadino e il diritto di insegnare all'università. Fece subito scandalo: tenne lezioni in tedesco anziché in latino e attaccò apertamente l'autorità di Galeno e di Avicenna. Secondo un episodio ricordato dai biografi, durante i fuochi di San Giovanni gettò nelle fiamme un testo di medicina tradizionale, forse il Canone di Avicenna, come gesto di rottura.

Il soggiorno durò poco. Già all'inizio del 1528, dopo una lite giudiziaria con un canonico e lo scontro con i medici della città, dovette lasciare Basilea. Da allora visse da medico itinerante tra Alsazia, Germania meridionale, Svizzera e Austria. Gran parte delle sue opere rimase manoscritta e fu stampata dopo la morte, soprattutto nell'edizione curata da Johann Huser tra il 1589 e il 1591.

I tre principi e la luce della natura

Alla teoria classica dei quattro elementi Paracelso affiancò quella dei tria prima, i tre principi di zolfo, mercurio e sale. Lo zolfo rappresentava ciò che brucia, il mercurio ciò che evapora, il sale ciò che resta come residuo fisso. Non erano sostanze chimiche nel senso moderno, ma principi presenti in ogni corpo. Con essi Paracelso voleva spiegare la composizione delle cose e i processi della vita e della malattia.

Per conoscere la natura, sosteneva, non bastano i libri: serve la lux naturae, la luce della natura, cioè l'esperienza diretta illuminata da un sapere interiore. L'uomo è un microcosmo che contiene in sé il cielo e la terra, e il medico deve leggere le corrispondenze tra i due. Nell'Astronomia magna, scritta intorno al 1537 e pubblicata nel 1571, questa visione diventa una vera filosofia del cosmo.

Ninfe, silfi, pigmei e salamandre

Uno degli scritti più fortunati di Paracelso è il Liber de nymphis, sylphis, pygmaeis et salamandris, stampato nel 1566. Vi descrive esseri che abitano i quattro elementi: le ninfe o ondine nell'acqua, i silfi nell'aria, i pigmei o gnomi nella terra, le salamandre nel fuoco. Secondo il suo racconto non sono demoni né angeli, ma creature intermedie, simili agli uomini ma prive di anima immortale.

Il libro ebbe un'influenza enorme sull'immaginario europeo. Da qui derivano gli spiriti elementali dell'occultismo successivo, le ondine della letteratura romantica e la diffusione della parola gnomo. È un esempio di come Paracelso unisse osservazione, folklore e speculazione teologica in un modo che non rientra nelle categorie moderne. Lo stesso autore dichiarava di scrivere per conoscere meglio le opere di Dio, non per soddisfare la curiosità.

Paracelso e Agrippa furono quasi contemporanei e condivisero l'idea di una natura vivente, piena di forze occulte da conoscere con rispetto. I paracelsiani del secondo Cinquecento trasformarono le sue intuizioni in una scuola, e i dibattiti che ne nacquero contribuirono alla nascita della chimica medica. Le sue terapie, oggi, appartengono solo alla storia.