Tommaso Campanella e Del senso delle cose e della magia
Tommaso Campanella, il mondo come animale senziente, i ventisette anni di carcere a Napoli e i riti astrologici celebrati a Roma con papa Urbano VIII.
Tommaso Campanella nacque a Stilo, in Calabria, nel 1568 e a quattordici anni entrò nell'ordine domenicano. Giovanissimo, lesse il De rerum natura di Bernardino Telesio e ne fu conquistato: la natura andava studiata secondo i suoi principi propri, attraverso i sensi, e non attraverso l'autorità di Aristotele. Da questa intuizione nacque una delle filosofie più originali del tardo Rinascimento, in cui la magia occupa un posto centrale.
Un mondo che sente
L'opera chiave è Del senso delle cose e della magia. Campanella ne scrisse una prima versione latina intorno al 1590, a Napoli, ma i manoscritti gli furono sottratti qualche anno dopo durante un viaggio. La riscrisse più volte e ne compose una versione italiana in carcere, nei primi anni del Seicento. Il testo latino fu stampato a Francoforte nel 1620 a cura del tedesco Tobias Adami, con il titolo De sensu rerum et magia.
La tesi è semplice e radicale. Tutte le cose sentono, cioè possiedono una forma di sensibilità, perché senza di essa non potrebbero conservarsi né reagire a ciò che le minaccia. Il mondo intero è per Campanella un grande animale vivente, statua di Dio, in cui ogni parte percepisce le altre. Le simpatie e le antipatie della tradizione magica diventano così espressioni di questa sensibilità universale.
La magia come arte della natura
In questa cornice la magia non è un'arte demonica, ma la conoscenza pratica dei legami che uniscono le cose. Campanella distingue una magia divina, che opera per grazia, una magia naturale, che si serve delle forze della natura e degli astri, e una magia diabolica, che respinge. La magia naturale, scrive, è ciò che gli ignoranti chiamano prodigio finché non ne comprendono la causa.
Campanella conobbe a Napoli l'ambiente di Giovan Battista Della Porta e ne condivise la curiosità per i segreti naturali, ma la sua prospettiva era più filosofica e politica. Per lui la riforma del sapere doveva accompagnare una riforma religiosa e civile, e la conoscenza della natura era uno strumento per costruire una comunità giusta.
Il carcere, la Città del Sole e i riti con Urbano VIII
Nel 1599 Campanella fu accusato di aver guidato in Calabria una congiura contro il dominio spagnolo, legata ad attese profetiche di grandi mutamenti. Per evitare la condanna a morte simulò la follia, resistendo anche alla tortura, e restò prigioniero nelle carceri napoletane per circa ventisette anni. In cella scrisse molte delle sue opere, tra cui la Città del Sole, composta nel 1602 e stampata nel 1623.
Liberato nel 1626, si trasferì a Roma, dove godette per qualche tempo del favore di Urbano VIII. Nel 1628, secondo quanto egli stesso riferì, celebrò con il papa riti privati per proteggerlo dagli influssi di un'eclissi ritenuta minacciosa. Ne descrisse il senso nell'opuscolo De siderali fato vitando, pubblicato nel 1629 senza il suo consenso, che gli procurò nuovi sospetti.
Nel 1634 Campanella fuggì in Francia, dove fu accolto con favore da Richelieu. Morì a Parigi, nel convento domenicano di rue Saint-Honoré, il 21 maggio 1639. La sua filosofia del senso universale rappresenta uno degli ultimi grandi tentativi di tenere insieme magia, scienza della natura e teologia, nel solco aperto da Ficino e da Agrippa.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio