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Guillaume Postel, orientalista e visionario della concordia universale

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola XVIII · Maestri del Rinascimento

Guillaume Postel (1510-1581): i viaggi a Costantinopoli, le traduzioni latine dello Zohar e del Sefer Yetzirah, la Madre Zuana di Venezia e l'Inquisizione.

Guillaume Postel nacque nel 1510 a Barenton, in Normandia, in una famiglia povera, e rimase orfano da bambino. Con enormi sacrifici studiò a Parigi, nel collegio di Sainte-Barbe, e divenne uno dei più grandi conoscitori di lingue orientali del suo tempo. Fu insieme un filologo rigoroso e un visionario convinto di avere una missione: riunire tutta l'umanità in una sola fede e sotto un solo governo, attraverso la ragione e la conoscenza dei testi sacri.

Da Parigi a Costantinopoli

Nel 1535 Postel partì per Costantinopoli al seguito dell'ambasciata francese presso Solimano il Magnifico. Vi perfezionò l'arabo e acquistò manoscritti orientali per la biblioteca del re. Tornato in Francia, fu nominato da Francesco I lettore reale di matematica e lingue orientali, e nel 1538 pubblicò un alfabeto di dodici lingue diverse, una delle prime opere europee di questo tipo, seguito da una grammatica araba.

Nel 1544 uscì a Basilea il De orbis terrae concordia, il libro che riassume il suo programma. Postel vi sosteneva che le verità fondamentali del cristianesimo potevano essere dimostrate razionalmente, in modo da convincere musulmani, ebrei e pagani senza ricorrere alla forza. Nello stesso anno entrò a Roma nella Compagnia di Gesù, ma ne fu allontanato già nel 1545 per le sue idee troppo singolari.

La cabala e la Madre di Venezia

Stabilitosi a Venezia, Postel lavorò come cappellano in un ospedale e vi conobbe una donna anziana dedita ai poveri, che chiamava Madre Zuana. Si convinse che fosse una profetessa, la nuova Eva destinata a compiere la redenzione dell'umanità sul versante femminile. Questa esperienza segnò per sempre il suo pensiero, che da allora unì filologia, profezia e speranze di rinnovamento universale.

Negli stessi anni Postel si dedicò alla cabala ebraica con una competenza rara. Tradusse in latino ampie parti dello Zohar, rimaste manoscritte, e pubblicò a Parigi nel 1552 una versione latina del Sefer Yetzirah, il «Libro della formazione». Nello stesso anno uscì la sua traduzione latina del Protovangelo di Giacomo, un vangelo apocrifo sull'infanzia di Maria che aveva riportato dall'Oriente.

L'Inquisizione e gli ultimi anni

Nel 1555 Postel si presentò spontaneamente all'Inquisizione di Venezia per difendere le proprie dottrine. I giudici conclusero che non era un eretico, ma un uomo fuori di senno, e lo fecero rinchiudere. Le sue opere, intanto, finirono nell'Indice dei libri proibiti. Trasferito a Roma, rimase in carcere fino al 1559, quando, alla morte di Paolo IV, i tumulti popolari aprirono le prigioni dell'Inquisizione.

Tornato in Francia, nel 1562 fu confinato nel priorato di Saint-Martin-des-Champs a Parigi, dove visse quasi vent'anni in una sorta di libertà sorvegliata. Ricevette visitatori, continuò a scrivere e morì lì nel 1581, rispettato come erudito e tollerato come visionario. Tra i suoi visitatori ci furono studiosi e diplomatici di vari paesi, attratti dalla sua straordinaria conoscenza delle lingue e dei testi orientali.

Postel ampliò in modo decisivo le fonti della cabala cristiana, rendendo accessibili testi che Pico, Reuchlin e Agrippa avevano potuto solo intravedere. La sua figura, sospesa tra il filologo e il profeta, mostra come nel Rinascimento lo studio delle lingue potesse diventare una forma di ricerca spirituale e perfino un progetto politico.