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Heinrich Khunrath e l'Amphitheatrum sapientiae aeternae

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola XX · Maestri del Rinascimento

Heinrich Khunrath, medico e alchimista di Lipsia, e il suo Amphitheatrum sapientiae aeternae: l'oratorio-laboratorio e l'alchimia come via di preghiera.

Tra le immagini più famose della storia dell'alchimia ce n'è una che mostra una grande sala divisa in due. A sinistra un uomo è inginocchiato in preghiera davanti a un altare; a destra si vedono forni, alambicchi e strumenti di laboratorio; al centro un tavolo con strumenti musicali. È una tavola dell'Amphitheatrum sapientiae aeternae di Heinrich Khunrath, e riassume in un colpo d'occhio la sua idea: l'opera alchemica è inseparabile dalla preghiera.

Un medico paracelsiano

Khunrath nacque a Lipsia intorno al 1560. Studiò in varie università tedesche e nel 1588 si addottorò in medicina a Basilea, la città in cui Paracelso aveva insegnato qualche decennio prima. Esercitò come medico in diverse città, tra cui Amburgo e Dresda, e risulta aver frequentato per qualche tempo l'ambiente boemo, allora molto aperto agli studi alchemici. Morì nel 1605, probabilmente a Lipsia, e l'edizione più completa della sua opera maggiore uscì solo dopo la sua morte.

Come altri paracelsiani, Khunrath considerava la natura un libro scritto da Dio, da leggere insieme alla Bibbia. Il vero alchimista, per lui, non era un cercatore d'oro, ma un credente che, studiando la materia, scopriva le tracce della creazione. Nel 1597 pubblicò un trattato in tedesco sul caos primordiale da cui, secondo la sua dottrina, ha origine la materia del mondo.

L'anfiteatro dell'eterna sapienza

L'Amphitheatrum sapientiae aeternae ebbe una prima edizione nel 1595, ma la versione più nota è quella postuma stampata ad Hanau nel 1609. Il testo è costruito come un commento a versetti biblici, soprattutto dei libri sapienziali, che Khunrath legge in chiave cristiana, cabalistica e alchemica. La sapienza eterna è Cristo stesso, e l'anfiteatro è lo spazio in cui il lettore la contempla.

La forza dell'opera sta nelle sue grandi tavole incise. Accanto all'oratorio-laboratorio, il cui disegno architettonico è attribuito a Hans Vredeman de Vries, compaiono figure circolari ricchissime di simboli: il Cristo al centro di una rosa di luce, la porta della sapienza eterna, il rebis alchemico che unisce maschile e femminile, e una figura dedicata ai nomi divini in caratteri ebraici.

Preghiera e laboratorio

Il messaggio dell'oratorio-laboratorio è riassunto nelle scritte che lo accompagnano, tra cui inviti alla preghiera e al lavoro e un richiamo a non abbandonare mai la vigilanza interiore. Il laboratorio, in questa visione, è anche un luogo di culto, e l'alchimista che lavora sui metalli lavora allo stesso tempo sulla propria anima. È una formula che avrà grande fortuna nell'esoterismo dei secoli successivi.

L'opera non piacque a tutti. Nel 1625 la facoltà di teologia di Parigi la censurò, giudicando pericolosa la mescolanza di Scrittura, cabala e alchimia. Questo non ne frenò la fortuna: le sue tavole furono copiate, studiate e reinterpretate da generazioni di lettori, fino agli storici dell'arte e dell'esoterismo del Novecento.

Khunrath appartiene alla stessa famiglia spirituale di Agrippa, Paracelso e Dee: uomini convinti che conoscere la natura fosse un modo di conoscere Dio. Con l'Amphitheatrum questa convinzione trovò forse la sua espressione visiva più potente, un'immagine in cui la scienza delle cose e la vita interiore occupano la stessa stanza.