Ludovico Lazzarelli e il Crater Hermetis: un poeta alla scuola di Ermete
Ludovico Lazzarelli, umanista di San Severino, discepolo del profeta Giovanni Mercurio da Correggio e autore del Crater Hermetis, dialogo ermetico.
Tra i lettori più appassionati della traduzione ficiniana di Ermete Trismegisto ci fu un poeta marchigiano oggi poco noto al grande pubblico: Ludovico Lazzarelli. Nato a San Severino, l'antica Septempeda, intorno al 1447, fu umanista, precettore e poeta laureato, attivo a Roma, alla corte aragonese di Napoli e in varie città dell'Italia centrale. La sua opera più importante, il Crater Hermetis, è uno dei primi tentativi di fare dell'ermetismo una via spirituale cristiana.
Il poeta degli dèi antichi
Prima della conversione all'ermetismo, Lazzarelli si era dedicato alla poesia mitologica. Compose un poema latino sulle immagini degli dèi pagani, corredato da illustrazioni, in cui descriveva gli attributi tradizionali di ciascuna divinità. È un'opera tipica dell'umanesimo quattrocentesco, che guardava agli dèi antichi come a figure poetiche e morali, cariche di significati allegorici.
La sua vita cambiò intorno al 1484, quando conobbe a Roma un singolare predicatore, Giovanni Mercurio da Correggio. Secondo le fonti, costui era entrato nella città in abiti teatrali e con una corona di spine, presentandosi come un nuovo profeta, quasi un'incarnazione del Pimandro ermetico. Lazzarelli ne divenne discepolo e assunse un nome iniziatico, Ludovico Enoch.
Un cratere per rinascere
Il Crater Hermetis, «Il cratere di Ermete», è un dialogo dedicato a Ferdinando d'Aragona, re di Napoli. Il titolo riprende il quarto trattato del Corpus Hermeticum, in cui Dio invia sulla terra un grande vaso colmo di intelletto, nel quale gli uomini sono invitati a immergersi per rinascere a una vita superiore. Lazzarelli legge questa immagine in chiave cristiana, come simbolo della rigenerazione spirituale.
Il punto più audace del dialogo riguarda la «generazione» spirituale. Come Dio genera, così il vero sapiente, rigenerato, può a sua volta generare altri uomini nuovi, comunicando loro la sapienza divina. Gli studiosi hanno discusso a lungo su questo tema, che alcuni hanno letto in senso pedagogico e iniziatico, altri come eco dei passi dell'Asclepio sulle statue animate.
Il traduttore e l'eredità
Lazzarelli tradusse in latino anche alcuni trattati ermetici che Ficino non aveva incluso nel suo Pimander, in particolare le cosiddette Definizioni di Asclepio. Questi testi, insieme al Crater Hermetis, furono pubblicati a Parigi nel 1505 dall'umanista francese Jacques Lefèvre d'Étaples, in un volume che li affiancava alla traduzione ficiniana e all'Asclepio latino.
Grazie a quell'edizione l'opera di Lazzarelli circolò in tutta Europa. Agrippa la conobbe e la utilizzò, e il tema della rigenerazione spirituale attraverso la sapienza ermetica entrò nel patrimonio della magia rinascimentale. Nel De occulta philosophia il cammino del mago culmina proprio in una rinascita interiore, che rende l'uomo capace di accogliere le virtù superiori. Lazzarelli morì nel 1500, probabilmente nella sua città natale, senza vedere stampata la propria opera maggiore.
La sua figura mostra che l'ermetismo del Quattrocento non fu solo una moda filosofica di Firenze. Nelle mani di poeti e predicatori diventò un'esperienza religiosa vissuta, capace di ispirare conversioni, nomi nuovi e progetti di riforma spirituale, ben prima che Agrippa ne facesse una parte della sua sintesi. Riscoperto dagli studiosi del Novecento, Lazzarelli è oggi considerato un anello essenziale tra Ficino e la magia del secolo successivo.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio