L'ermetismo rinascimentale e la riscoperta di Ermete
Dal manoscritto giunto a Firenze alla traduzione di Ficino del 1471, fino a Lazzarelli, Patrizi e Bruno: come Ermete Trismegisto conquistò l'Europa.
Intorno al 1460 un monaco di nome Leonardo da Pistoia, uno degli agenti incaricati da Cosimo de' Medici di cercare manoscritti antichi, portò a Firenze dalla Macedonia un codice greco. Conteneva quattordici trattati attribuiti a Ermete Trismegisto, il leggendario sapiente egizio. Cosimo, ormai anziano, chiese a Marsilio Ficino di metterlo in latino con precedenza assoluta. Da quel gesto ebbe origine uno dei grandi movimenti intellettuali del Rinascimento, l'ermetismo, che per oltre un secolo influenzò filosofia, religione, arte e magia.
Che cosa c'era nel Corpus Hermeticum
I trattati ermetici sono dialoghi e discorsi di argomento religioso e filosofico. Il primo, il Pimandro, racconta una visione in cui l'intelletto divino rivela a Ermete la creazione del mondo, la caduta dell'uomo nella materia e la via del ritorno. Altri trattati parlano della rigenerazione spirituale, della natura di Dio e dell'anima, della bellezza del cosmo. Il tono è quello di una religione della conoscenza, nella quale la salvezza passa attraverso la comprensione.
Ficino terminò la traduzione nel 1463 e la intitolò Pimander, dal nome del primo trattato. Stampata per la prima volta a Treviso nel 1471, ebbe numerosissime edizioni nel giro di pochi decenni. Accanto a essa i lettori disponevano dell'Asclepius, un dialogo ermetico conservato in latino fin dall'antichità e attribuito nel Medioevo ad Apuleio, che conteneva il celebre passo sulle statue animate dagli dèi e una cupa profezia sulla fine della religione egizia.
La diffusione in Italia e in Europa
Il messaggio ermetico trovò interpreti appassionati. Ludovico Lazzarelli, poeta e studioso marchigiano, tradusse altri testi ermetici e compose il Crater Hermetis, dedicato al re Ferdinando di Napoli. Il francese Jacques Lefèvre d'Étaples curò nel 1505 un'edizione del Pimander con commento. La prima edizione del testo greco fu stampata a Parigi da Adrien Turnèbe nel 1554.
Francesco Patrizi, filosofo dalmata, pubblicò nel 1591 la Nova de universis philosophia, alla quale aggiunse una nuova edizione dei testi ermetici. Proponeva addirittura che si insegnasse nelle scuole la filosofia di Ermete al posto di quella di Aristotele, perché a suo dire più conforme alla fede cristiana. Giordano Bruno, da parte sua, fece di Ermete e della religione egizia un modello di sapienza.
Ermete nella filosofia occulta
Per Cornelio Agrippa l'autorità di Ermete era indiscussa. Ne cita le sentenze sull'uomo come «grande miracolo», sull'unità del tutto e sulla presenza del divino nella natura, e trova nell'Asclepius un precedente antico alle sue riflessioni sulle immagini e sulle statue. La convinzione che Ermete fosse contemporaneo di Mosè, o addirittura più antico, conferiva a questi testi un prestigio quasi pari a quello delle Scritture.
Nel 1964 la storica britannica Frances Yates pubblicò Giordano Bruno and the Hermetic Tradition, un libro che rivelò la centralità di questi testi nel pensiero rinascimentale. Le sue tesi sono state in parte discusse e ridimensionate, ma resta chiaro che senza la riscoperta di Ermete non si capirebbero né Ficino né Agrippa, né l'immagine dell'uomo come mago della natura.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio