La cabala cristiana: da Pico a Reuchlin e Agrippa
Come gli umanisti cristiani scoprirono la mistica ebraica e la reinterpretarono: Pico, Reuchlin, Giorgi, Postel e il terzo libro di Agrippa.
Tra le novecento tesi che il giovane Giovanni Pico della Mirandola propose a Roma nel 1486, pronto a discuterle davanti ai dotti di tutta Europa, ve n'era una che suonava come una provocazione: nessuna scienza, sosteneva, rende più certi della divinità di Cristo della magia e della cabala. Con queste parole nasceva ufficialmente la cabala cristiana, il tentativo di leggere la tradizione mistica ebraica come una conferma nascosta delle verità del cristianesimo.
Pico e i suoi maestri ebrei
La cabala, termine ebraico che significa «tradizione» o «ricezione», si era sviluppata in Provenza e in Spagna tra il XII e il XIII secolo. Il suo testo più importante, lo Zohar, circolava dalla fine del Duecento. Pico vi si avvicinò grazie a collaboratori ebrei e convertiti, in particolare Flavio Mitridate, che tradusse per lui in latino numerosi testi cabalistici. Le tesi cabalistiche di Pico, settantadue secondo la sua stessa opinione e altre quarantasette tratte dai maestri ebrei, ne riassumono le idee principali.
Papa Innocenzo VIII sospese la disputa e una commissione di teologi giudicò sospette diverse tesi. Nel 1487 il pontefice le condannò tutte, e Pico, che aveva replicato con una Apologia, fu costretto a riparare in Francia, dove venne brevemente trattenuto. Le sue intuizioni, tuttavia, avevano già aperto una strada che molti umanisti avrebbero percorso nei decenni successivi.
Reuchlin e la battaglia dei libri
Il giurista tedesco Johann Reuchlin fu il primo grande ebraista cristiano del Rinascimento. Nel 1494 pubblicò il De verbo mirifico, dove sosteneva che il nome di Gesù poteva essere letto come il tetragramma divino con l'aggiunta della lettera shin, simbolo dell'incarnazione. Nel 1517 dedicò a papa Leone X il De arte cabalistica, una vera summa della cabala cristiana in forma di dialogo.
Negli stessi anni Reuchlin si trovò al centro di una celebre controversia con il convertito Johannes Pfefferkorn, che chiedeva la confisca e la distruzione dei libri ebraici. Reuchlin ne difese la conservazione con argomenti giuridici e la vicenda, durata quasi un decennio, divise gli umanisti tedeschi e anticipò alcuni temi del dibattito religioso della Riforma.
Agrippa, Giorgi e Postel
Cornelio Agrippa lesse con passione le opere di Reuchlin e nel 1509, a Dole, tenne lezioni pubbliche sul De verbo mirifico, che gli attirarono l'ostilità di un predicatore francescano. Il terzo libro del De occulta philosophia è in larga parte debitore della cabala: vi si trovano le dieci sefirot, i nomi divini, le combinazioni di lettere ebraiche e la tradizione dei settantadue nomi di Dio ricavati da tre versetti dell'Esodo.
Altri autori svilupparono la cabala cristiana in direzioni diverse. Il francescano veneziano Francesco Giorgi pubblicò nel 1525 il De harmonia mundi, che fondeva cabala, platonismo e teoria musicale. Il francese Guillaume Postel tradusse in latino il Sefer Yetzirah, pubblicato a Parigi nel 1552, e parti dello Zohar rimaste in gran parte manoscritte.
La cabala cristiana fu un fenomeno ambivalente. Nacque in parte da intenti missionari, perché mirava a dimostrare che i testi ebraici stessi contenevano le verità cristiane, ma produsse anche un interesse autentico per la lingua, la grammatica e la letteratura ebraica. Senza di essa sarebbe difficile capire la struttura del pensiero di Agrippa e di gran parte dell'esoterismo europeo dei secoli successivi.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio