Simpatia e antipatia: le amicizie segrete della natura
Dalla sympatheia degli stoici a Plotino, da Fracastoro alla polvere di simpatia di Digby: storia delle attrazioni e repulsioni tra le cose.
Il ferro corre verso il magnete, l'eliotropio, come dice il suo nome greco, si volge verso il sole, certe piante sembrano prosperare l'una accanto all'altra e altre deperire. Per gli antichi e per i filosofi del Rinascimento questi fenomeni non erano curiosità isolate, ma manifestazioni di una legge generale: le cose del mondo sono legate da amicizie e inimicizie nascoste, da simpatie e antipatie. Cornelio Agrippa considerava questa rete di affinità il terreno stesso su cui la magia naturale poteva operare.
La sympatheia degli stoici
Il termine greco sympatheia significa letteralmente «patire insieme». Gli stoici, in particolare Crisippo nel III secolo a.C. e più tardi Posidonio, lo usarono per descrivere la solidarietà di tutte le parti del cosmo, concepito come un unico corpo animato dal pneuma. L'esempio più citato erano le maree, che seguono il moto della Luna: segno che un evento celeste può avere conseguenze sulla terra senza contatto apparente. Cicerone, nel De divinatione, riferisce questi argomenti esponendo la posizione stoica.
Su questa base gli stoici difendevano anche la divinazione: se tutto è collegato, un segno osservato in una parte del mondo, nel volo degli uccelli o nelle viscere di una vittima, può annunciare un evento che si verificherà altrove. La simpatia diventava così una vera teoria della comunicazione universale, e proprio per questo fu criticata dagli accademici scettici, come mostra la seconda parte del dialogo ciceroniano.
Plotino e la magia come simpatia
Plotino, nel quarto libro delle Enneadi, affrontò direttamente il problema della magia. Gli incantesimi, scrive, agiscono non perché costringano gli dèi, ma perché il cosmo è un solo vivente, nel quale ogni parte risente di ciò che accade alle altre, come una corda che vibra quando se ne pizzica un'altra accordata con essa. Il vero mago, in questa prospettiva, è l'universo stesso, con le sue attrazioni e repulsioni.
Marsilio Ficino tradusse e commentò Plotino, pubblicato a Firenze nel 1492, e ne trasse ispirazione per il De vita. Agrippa raccolse a sua volta l'eredità: nel primo libro elenca numerosi esempi tradizionali di amicizia e inimicizia tra animali, piante e pietre, attinti in gran parte dalla Storia naturale di Plinio.
Dalla medicina alla polvere di simpatia
Nel 1546 il medico veronese Girolamo Fracastoro pubblicò il De sympathia et antipathia rerum, nello stesso volume del celebre trattato sul contagio. Fracastoro cercava di spiegare le attrazioni naturali con l'emissione di particelle invisibili, un tentativo di dare alla simpatia una base fisica. La parola entrava così nel linguaggio della medicina universitaria.
Nel Seicento la dottrina conobbe applicazioni discusse. In Inghilterra si accese una polemica sull'«unguento delle armi», che secondo i sostenitori paracelsiani agiva sulla ferita trattando l'arma che l'aveva prodotta. Nel 1658 sir Kenelm Digby pubblicò il discorso tenuto a Montpellier sulla sua «polvere di simpatia». La medicina moderna ha respinto queste credenze, che restano documenti della storia delle idee.
La simpatia universale fu insieme una metafisica e un modo di osservare la natura. Suggeriva che dietro le apparenze ci fossero legami da scoprire e invitava a cercare relazioni tra fenomeni lontani. Era un'intuizione che la scienza successiva avrebbe tradotto in forze, attrazioni e campi, abbandonando però l'idea, cara ad Agrippa, di un cosmo vivente che sente e risponde.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio