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Vis imaginativa: la forza dell'immaginazione

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola XV · Idee e concetti

Da Avicenna a Ficino, Pomponazzi, Agrippa e Montaigne: la credenza antica che l'immaginazione potesse agire sul corpo proprio e altrui.

«Fortis imaginatio generat casum», una forte immaginazione produce l'evento. Così Michel de Montaigne apre, nel primo libro dei Saggi pubblicati nel 1580, il capitolo dedicato alla forza dell'immaginazione, attribuendo la sentenza ai dotti. Il motto riassume una convinzione diffusissima nella filosofia e nella medicina del Rinascimento: l'immaginazione non è soltanto la facoltà di produrre immagini mentali, ma una potenza attiva, capace di modificare il corpo di chi immagina e, secondo alcuni, anche il mondo circostante.

La psicologia antica e medievale

Nella psicologia aristotelica la phantasia occupa una posizione intermedia tra i sensi e l'intelletto: conserva le immagini delle cose percepite e le presenta alla ragione. I filosofi arabi svilupparono questa dottrina in modo originale. Avicenna, nell'XI secolo, sostenne nel suo trattato sull'anima che un'anima particolarmente forte può agire non solo sul proprio corpo ma anche su corpi esterni, e portava l'esempio di chi cade da una trave stretta solo perché si immagina di cadere.

Le tesi di Avicenna, tradotte in latino nel XII secolo, alimentarono per secoli il dibattito delle scuole. Tommaso d'Aquino e molti teologi le guardavano con sospetto, perché rischiavano di attribuire all'anima umana poteri che spettano solo a Dio o agli angeli. Altri autori, invece, vi trovarono la chiave per spiegare in modo naturale fenomeni ritenuti prodigiosi.

Ficino, Pomponazzi e la medicina

Marsilio Ficino attribuiva all'immaginazione un ruolo decisivo nel rapporto tra anima e spirito: le immagini concepite intensamente agiscono sullo spirito, e attraverso di esso sul corpo. Pietro Pomponazzi, professore a Padova e Bologna, nel De incantationibus composto intorno al 1520 e stampato postumo nel 1556, cercò di spiegare molti presunti prodigi senza ricorrere ai demoni, attribuendone alcuni proprio all'immaginazione e alla fiducia dei presenti.

La medicina del tempo dava largo credito a queste idee. Era diffusissima, per esempio, la credenza che l'immaginazione della madre potesse imprimere segni sul bambino nel grembo, un'idea che si appoggiava anche all'episodio biblico delle verghe di Giacobbe, nel libro della Genesi. Si trattava di convinzioni senza fondamento, che la scienza moderna ha abbandonato.

L'immaginazione nella filosofia occulta

Cornelio Agrippa dedica all'immaginazione diversi capitoli del primo libro del De occulta philosophia. Descrive come le passioni dell'anima, nate dall'immaginazione, alterino il corpo: la paura fa impallidire, l'ira accende, il desiderio trasforma. Riporta poi, raccogliendoli da fonti antiche e medievali, racconti su persone che si credevano trasformate dall'intensità del pensiero, presentandoli come casi tramandati dagli autori.

Per Agrippa l'anima umana, quando è unita all'anima del mondo e animata da un forte desiderio, può estendere la sua azione oltre i limiti del corpo. Questa dottrina, che egli condivide con Avicenna, rappresenta uno degli aspetti più audaci della sua filosofia e uno di quelli che i critici trovarono più inquietanti, perché sembrava ridurre la magia alla volontà dell'operatore.

Oggi la vis imaginativa appartiene alla storia delle idee, ma il tema non ha perso interesse. La riflessione rinascimentale sull'immaginazione anticipa domande che la psicologia e la medicina continuano a porsi, con metodi diversi, sul rapporto tra mente e corpo, e mostra quanto il confine tra filosofia naturale e magia fosse sottile.