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Dal manoscritto del 1510 all'edizione di Colonia del 1533

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola II · I tre libri

La lunga gestazione del De occulta philosophia: la prima stesura dedicata a Tritemio, le revisioni, l'edizione del 1531 e quella completa del 1533.

Il De occulta philosophia ebbe una gestazione di oltre vent'anni. Agrippa, nato a Colonia nel 1486, ne scrisse una prima versione verso il 1510, quando aveva poco più di vent'anni, e la vide stampata integralmente soltanto nel 1533, pochi anni prima di morire. Tra le due date stanno viaggi in Francia, in Italia e nei Paesi Bassi, incarichi presso corti e città, polemiche con i teologi e un lavoro di revisione quasi ininterrotto.

La visita all'abate Tritemio

Tra il 1509 e il 1510 il giovane Agrippa fece visita a Giovanni Tritemio, abate del monastero di San Giacomo a Würzburg, celebre per la sua erudizione e per i suoi studi sulla scrittura cifrata. Dopo quell'incontro gli inviò il manoscritto della prima stesura, accompagnato da una lettera dedicatoria. Tritemio rispose con parole di lode e con un consiglio prudente: comunicare le cose comuni a tutti, ma riservare le dottrine più alte e segrete agli amici fidati.

Quella prima redazione è sopravvissuta in un manoscritto conservato a Würzburg, pubblicato in edizione critica nel 1992 da Vittoria Perrone Compagni. Il confronto con il testo a stampa mostra quanto l'opera sia cresciuta nel tempo: il nucleo giovanile era già diviso in tre libri, ma era molto più breve, conteneva meno citazioni e dava uno spazio assai più limitato alla cabala ebraica e alle speculazioni sui nomi divini.

Gli anni italiani e le nuove letture

Dal 1511 al 1518 circa Agrippa visse in Italia, dove fu coinvolto nelle vicende militari e diplomatiche dell'epoca e frequentò ambienti umanistici. A Pavia, nel 1515, tenne lezioni sul Pimander, il trattato ermetico tradotto in latino da Ficino. In quegli anni approfondì la filosofia platonica, gli scritti di Pico e la cabala cristiana, materiali che confluirono nella revisione dell'opera insieme alle molte letture accumulate nei decenni successivi.

Tornato a nord, Agrippa fu avvocato e oratore della città di Metz, dove nel 1519 difese una donna accusata di stregoneria, poi medico a Ginevra e a Friburgo, quindi a Lione al servizio di Luisa di Savoia e infine storiografo presso Margherita d'Austria, governatrice dei Paesi Bassi. In ciascuna di queste tappe continuò ad annotare e ad ampliare il manoscritto giovanile.

La stampa e le resistenze

Nel 1531 uscì ad Anversa il solo primo libro. L'edizione completa in tre libri apparve a Colonia nel 1533, dedicata all'arcivescovo Ermanno di Wied. La pubblicazione non fu semplice: l'inquisitore domenicano Corrado Köllin cercò di fermarla, e Agrippa dovette difendere la propria opera rivolgendosi al consiglio cittadino. Alla fine il libro vide la luce, destinato a una lunga fortuna europea fatta di ristampe, traduzioni e condanne.

Nel frattempo Agrippa aveva pubblicato, nel 1530, il De incertitudine et vanitate scientiarum, una declamazione scettica contro le pretese di tutte le scienze, magia compresa. Nell'avvertenza al lettore del 1533 presentò il De occulta philosophia come opera giovanile, rinviando a quel libro per le proprie ritrattazioni. Il rapporto tra le due opere, l'una entusiasta e l'altra demolitrice, resta uno dei problemi più discussi dagli storici.

La storia editoriale spiega molte caratteristiche del testo: la stratificazione delle fonti, le ripetizioni, certe tensioni interne. Il libro del 1533 è insieme l'opera di un giovane ambizioso e di un uomo maturo che aveva conosciuto corti, università e tribunali. Leggerlo significa attraversare un quarto di secolo di cultura europea, dagli entusiasmi del primo Cinquecento alle inquietudini dell'età della Riforma.