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Cerchio, pentagono e corpo umano: la geometria del secondo libro

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola XI · I tre libri

Le figure geometriche nel secondo libro di Agrippa: il cerchio perfetto, il pentagono, il triangolo e l'uomo inscritto nelle figure, da Vitruvio al 1533.

Dopo i numeri, il secondo libro del De occulta philosophia passa alle figure. Se il numero è la forma astratta dell'ordine, la figura geometrica ne è la forma visibile, e per Agrippa partecipa delle stesse virtù. Cerchi, triangoli, quadrati e pentagoni non sono semplici strumenti del geometra, ma immagini dell'armonia del cosmo. Il capitolo dedicato alle figure prepara una delle sezioni più celebri dell'opera, quella sulle proporzioni del corpo umano, accompagnata nell'edizione del 1533 da una serie di illustrazioni.

Le figure e le loro virtù

Il cerchio occupa il primo posto. È la figura più perfetta e più capace, senza principio né fine, e per questo, scrive Agrippa riprendendo una lunga tradizione, è immagine dell'eternità e di Dio. Il triangolo rinvia al numero tre e alla Trinità, il quadrato al quattro, alla terra e alla stabilità. Ogni figura eredita così il significato del numero dei suoi lati o dei suoi vertici.

Particolare rilievo ha il pentagono, con la stella a cinque punte che si ottiene prolungandone i lati. Agrippa riferisce che, secondo la tradizione, questa figura possedeva una grande forza contro gli spiriti maligni, in virtù del numero cinque. Il pentagramma aveva del resto una storia antica: era stato un segno di riconoscimento tra i pitagorici, come ricordano autori tardoantichi, e compariva in contesti cristiani e cavallereschi medievali.

L'uomo nel cerchio e nel quadrato

La parte più famosa riguarda le proporzioni dell'uomo. Agrippa riprende l'idea, formulata nel I secolo avanti Cristo da Vitruvio nel terzo libro del De architectura, che un uomo con le braccia e le gambe distese possa essere inscritto in un cerchio con centro nell'ombelico e in un quadrato. Vitruvio la usava per spiegare le proporzioni dei templi; Agrippa la interpreta come prova che il corpo umano riassume in sé l'ordine geometrico del mondo.

L'edizione del 1533 contiene una serie di xilografie che mostrano figure umane inscritte in cerchi, quadrati e pentagoni, con l'indicazione dei pianeti e dei segni collocati nei punti estremi del corpo. Sono immagini che il lettore moderno accosta spontaneamente al celebre disegno dell'uomo vitruviano di Leonardo, eseguito intorno al 1490, che tuttavia restò inedito e che Agrippa non poteva conoscere: entrambi derivano dalla stessa fonte antica.

Misure, numeri e microcosmo

Accanto alle figure, Agrippa raccoglie una serie di misure del corpo attribuite agli antichi, come il rapporto tra l'altezza e l'apertura delle braccia o la divisione del volto in parti uguali. Queste proporzioni, nella sua visione, non sono un fatto anatomico ma un segno: rivelano che l'uomo è stato costruito secondo gli stessi numeri e le stesse armonie dell'universo, e che è quindi davvero un piccolo mondo.

Da qui derivava, nella tradizione, la convinzione che le parti del corpo fossero governate da segni e pianeti, un'idea diffusa nei calendari e negli almanacchi medievali con la figura dell'uomo zodiacale. Agrippa la inserisce in un quadro più ampio e filosofico, in cui la geometria del corpo diventa la chiave per comprendere il rapporto tra il microcosmo e il macrocosmo.

Queste pagine mostrano bene come il Rinascimento potesse unire arte, scienza e speculazione. Le stesse proporzioni che servivano agli architetti per progettare chiese e palazzi servivano ai filosofi per pensare il posto dell'uomo nel cosmo. Nelle xilografie del 1533 il corpo umano diventa così un diagramma dell'universo intero. Era un modo di vedere che univa l'occhio del pittore a quello del filosofo.