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I sette pianeti e le loro nature nella cosmologia di Agrippa

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola XII · I tre libri

Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio e Luna nel De occulta philosophia: qualità, temperamenti e fonti astrologiche da Tolomeo a Ficino.

Nella cosmologia di Agrippa i sette pianeti sono i grandi mediatori tra il mondo divino e quello terreno. Seguendo l'astronomia tolemaica, egli li dispone secondo l'ordine detto caldeo, dal più lontano al più vicino alla Terra: Saturno, Giove, Marte, il Sole, Venere, Mercurio e la Luna. Il Sole e la Luna sono contati tra i pianeti, cioè tra gli astri erranti, come voleva l'uso antico. Ciascuno possiede una natura propria, che imprime alle cose terrene a esso soggette.

Qualità e caratteri

Le nature dei pianeti derivano in gran parte dal Tetrabiblos di Claudio Tolomeo, il trattato astrologico del II secolo dopo Cristo che rimase un'autorità fino al Seicento. Saturno è freddo e secco, lento e grave; Giove temperato, caldo e umido, il più benefico; Marte caldo e secco, violento; il Sole caldo e vivificante, principe dei pianeti; Venere temperata e umida; Mercurio mutevole, che prende la natura dei pianeti a cui si unisce; la Luna fredda e umida, signora dei mutamenti.

Da queste qualità discendono i caratteri. Saturno governa la malinconia, la solitudine, la meditazione profonda; Giove la giustizia, la prosperità e la religione; Marte la guerra e l'ardimento; il Sole la dignità e la regalità; Venere l'amore e la bellezza; Mercurio l'eloquenza, il commercio e le scienze; la Luna i viaggi, le acque e tutto ciò che cresce e cala. Sono associazioni antiche, che le immagini degli dèi pagani avevano reso familiari a tutta la cultura europea.

Saturno e gli studiosi

Particolare interesse ha il caso di Saturno. Nella tradizione medievale era il pianeta più temuto, legato alla vecchiaia, alla povertà e alla tristezza. Marsilio Ficino, nel De vita del 1489, ne aveva però rovesciato in parte l'immagine: Saturno era anche il pianeta degli studiosi e dei contemplativi, che per la loro vita ritirata erano esposti alla malinconia ma capaci delle più alte speculazioni. Ficino stesso, nato sotto Saturno secondo il proprio oroscopo, vi riconosceva il segno della propria vocazione.

Agrippa accoglie questa rivalutazione e la sviluppa. Per lui Saturno, il pianeta più alto, è anche il più vicino al mondo intellettuale, e quindi il più adatto a sollevare la mente verso le cose divine. Questa idea della malinconia generosa, che unisce sofferenza e genio, avrebbe avuto una grande influenza sulla cultura del Cinquecento, nell'arte come nella letteratura.

Pianeti, giorni e ore

I pianeti non governano soltanto le cose, ma anche il tempo. Ogni giorno della settimana prende il nome da un pianeta, come mostrano ancora le lingue europee: lunedì dalla Luna, martedì da Marte, mercoledì da Mercurio, giovedì da Giove, venerdì da Venere, sabato e domenica conservano nell'inglese il ricordo di Saturno e del Sole. La tradizione astrologica divideva inoltre il giorno in ore planetarie, ciascuna governata da un astro.

Accanto ai pianeti, il secondo libro tratta anche delle stelle fisse, dei segni dello zodiaco e delle ventotto case o stazioni della Luna, una dottrina di origine araba e indiana trasmessa al mondo latino attraverso il Picatrix e altri testi. L'insieme compone un cielo vivo, popolato di influssi diversi, che Agrippa descrive con l'intento di mostrarne l'ordine e il significato.

La dottrina dei pianeti è la colonna portante della magia celeste. Senza di essa le corrispondenze del primo libro resterebbero prive di fondamento, e le immagini e i quadrati del secondo non avrebbero senso. Oggi questa astrologia appartiene alla storia delle idee, ma ha lasciato un'impronta profonda nel linguaggio, dal temperamento gioviale a quello saturnino, fino al carattere mercuriale.