Armonia e musica: il cosmo come accordo
La musica delle sfere, Pitagora e i martelli, l'arpa di Davide: come il secondo libro di Agrippa lega l'armonia musicale ai pianeti e all'anima umana.
Per gli antichi e per gli uomini del Rinascimento l'armonia non era soltanto una questione di suoni gradevoli. Era la legge che teneva insieme il cosmo, l'anima e il corpo. Nel secondo libro del De occulta philosophia, dopo i numeri e le figure, Agrippa dedica diversi capitoli alla musica e all'armonia, considerate un ramo della matematica e quindi parte della magia celeste. Il suono, per lui, è numero che si fa sensibile, e proprio per questo può collegare il mondo terreno a quello delle stelle.
Pitagora e la musica delle sfere
Al centro c'è la tradizione pitagorica. Una celebre leggenda, raccontata da Nicomaco di Gerasa e tramandata da Boezio nel De institutione musica, narra che Pitagora, passando davanti a una bottega di fabbri, si accorse che i martelli producevano accordi consonanti quando i loro pesi stavano in rapporti semplici. Da quella scoperta, secondo il racconto, sarebbero nate le proporzioni dell'ottava, della quinta e della quarta, fondamento della teoria musicale antica.
Platone, nel mito di Er che chiude la Repubblica, aveva immaginato le sfere celesti sormontate da sirene che cantano ciascuna una nota, e Cicerone, nel Sogno di Scipione, aveva descritto il suono prodotto dal moto dei cieli, troppo potente perché l'orecchio umano possa percepirlo. Agrippa riprende queste immagini e attribuisce a ogni pianeta un intervallo e un carattere musicale, secondo schemi già discussi dai teorici medievali.
La musica e l'anima
Se il cielo è armonia, anche l'anima umana lo è, perché secondo il Timeo è costruita con le stesse proporzioni. Per questo, spiega Agrippa, la musica agisce così profondamente su di noi: lo spirito, che è aereo e mobile, riceve il movimento del suono e lo trasmette all'anima, risvegliandone le corrispondenze con i cieli. È una teoria che Ficino aveva sviluppato nel De vita, dove descriveva il canto come mezzo per accordare lo spirito con gli astri.
A sostegno di questa idea Agrippa raccoglie esempi celebri. La Bibbia narra che Davide placava con l'arpa lo spirito cattivo che tormentava il re Saul. La tradizione greca attribuiva al musico Timoteo il potere di eccitare e calmare Alessandro Magno con i diversi modi musicali. Di Pitagora si raccontava che avesse placato un giovane in preda all'ira cambiando la melodia di un suonatore. Sono racconti antichi, presentati come testimonianze dell'efficacia del suono.
Proporzione e armonia del corpo
L'armonia, infine, non riguarda solo i suoni ma anche le proporzioni. Agrippa estende il concetto al corpo umano, le cui misure sarebbero regolate dagli stessi rapporti che governano la musica e il cosmo. Questa idea prepara i capitoli sulle figure geometriche e sulle proporzioni dell'uomo, illustrati nell'edizione del 1533, e collega la riflessione musicale alla dottrina del microcosmo.
La teoria dell'armonia universale ebbe una vita lunga. Nel 1619 Giovanni Keplero pubblicò Harmonices mundi, in cui cercava ancora rapporti musicali nei moti dei pianeti, pur su basi astronomiche nuove. Le pagine di Agrippa appartengono a quella stessa tradizione e ricordano quanto a lungo musica, matematica e cosmologia siano state considerate parti di un'unica scienza. Ancora nel 1650 il gesuita Athanasius Kircher, nella Musurgia universalis, avrebbe ripreso molte di queste idee.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio