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Frances Yates e la tradizione ermetica: una nuova storia del Rinascimento

Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura
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Tavola XIV · L'eredità

Dal Giordano Bruno del 1964 alla filosofia occulta elisabettiana del 1979: come Frances Yates rimise la magia al centro della storia delle idee.

Fino alla metà del Novecento, la magia rinascimentale era considerata dagli storici della filosofia una curiosità marginale, un residuo medievale destinato a essere spazzato via dalla scienza. A cambiare radicalmente questa prospettiva contribuì in modo decisivo una studiosa inglese, Frances Amelia Yates, nata nel 1899 e morta nel 1981. I suoi libri, scritti con una prosa vivace e piena di scoperte, fecero entrare Ficino, Pico, Agrippa, Bruno e John Dee nel racconto principale della cultura europea.

Al Warburg Institute

Yates lavorò per gran parte della sua carriera al Warburg Institute di Londra, l'istituto nato dalla biblioteca dello storico dell'arte Aby Warburg, trasferita da Amburgo in Inghilterra nel 1933 per sottrarla al nazismo. Quell'ambiente, attento ai simboli, alle immagini e alla sopravvivenza degli dèi antichi, le offrì gli strumenti per studiare la magia come fenomeno culturale serio, degno della stessa attenzione riservata alla filosofia e alla teologia.

Il libro che la rese famosa fu Giordano Bruno and the Hermetic Tradition, pubblicato nel 1964. Yates vi sosteneva che il filosofo nolano andava compreso non tanto come precursore della scienza moderna o martire del libero pensiero, quanto come mago ermetico, erede del programma di Ficino e del De occulta philosophia di Agrippa, che Bruno conosceva e utilizzava.

La «tradizione ermetica»

Al centro della sua interpretazione stava il Corpus Hermeticum, la raccolta di testi attribuiti a Ermete Trismegisto che Marsilio Ficino aveva tradotto in latino nel 1463 su incarico di Cosimo de' Medici. Secondo Yates, la convinzione che quei testi risalissero a un'antichità remota, vicina a quella di Mosè, aveva dato alla magia un prestigio religioso e filosofico straordinario, alimentando per oltre un secolo un movimento di pensiero coerente.

Il volume successivo, The Art of Memory del 1966, mostrava come le tecniche mnemoniche ereditate dalla retorica antica si fossero trasformate, in Raimondo Lullo, in Giulio Camillo e in Bruno, in strumenti di conoscenza cosmica. Nel 1972 The Rosicrucian Enlightenment collegò i manifesti dei Rosacroce alla corte di Federico del Palatinato e alla crisi che precedette la guerra dei Trent'anni.

Agrippa nell'Inghilterra elisabettiana

Nel suo ultimo libro importante, The Occult Philosophy in the Elizabethan Age del 1979, Yates dedicò ampio spazio ad Agrippa. Lo presentava come il manuale fondamentale della magia cristiana cabalistica, attraverso il quale le idee di Ficino e Pico erano giunte in Inghilterra, a John Dee e ai poeti dell'età elisabettiana. Leggeva in questa chiave anche Edmund Spenser, Christopher Marlowe e perfino alcune opere di Shakespeare.

Molte di queste letture sono state poi discusse e corrette, e Yates stessa riconosceva che alcune sue ipotesi erano audaci e difficili da dimostrare. Ma la sua opera resta un punto di passaggio obbligato: dopo di lei nessuno storico del Rinascimento ha più potuto ignorare la magia, e la figura di Agrippa è stata riletta come quella di un pensatore centrale della sua epoca, letto da filosofi, poeti e uomini di corte, non come un semplice ciarlatano.