Le virtù occulte e l'anima del mondo
Perché il magnete attira il ferro? Agrippa spiega le qualità occulte con le idee divine, l'anima del mondo e lo spirito che unisce il cielo alla terra.
Il magnete attira il ferro, ma nessuna combinazione di caldo, freddo, secco e umido sembra spiegare perché. Da questo genere di domande nasce il cuore teorico del primo libro di Agrippa. Accanto alle qualità manifeste degli elementi esistono, secondo lui, virtù nascoste, che chiama occulte perché le loro cause restano invisibili ai sensi e alla ragione comune. Si conoscono soltanto attraverso i loro effetti, osservati con l'esperienza e tramandati dagli autori antichi.
Un problema della filosofia naturale
Il concetto di qualità occulta non era un'invenzione dei maghi. I filosofi e i medici medievali lo usavano normalmente per indicare proprietà che agivano per l'intera forma di una sostanza e non per i suoi elementi: l'attrazione del magnete, l'azione dei veleni e quella che si attribuiva agli antidoti. Agrippa raccoglie questa nozione scolastica e la trasforma, facendone la chiave di una visione del cosmo in cui ogni cosa è legata alle altre da fili invisibili.
Agrippa elenca molti esempi di queste proprietà, ricavati dalla tradizione: la torpedine che intorpidisce la mano di chi la tocca, la remora, un piccolo pesce che secondo Plinio era capace di trattenere le navi, l'ambra che attira le pagliuzze. Per il lettore del Cinquecento erano fatti dello stesso genere, alcuni osservabili, altri ereditati dai libri, e tutti chiedevano una causa che gli elementi non sapevano fornire.
Dalle idee alle cose
Da dove vengono queste virtù? Agrippa risponde con una catena di derivazioni di ascendenza platonica. Le idee esistono nella mente divina come modelli di tutte le cose; l'anima del mondo, che anima l'intero universo come l'anima umana anima il corpo, ne riceve le forme; attraverso i raggi delle stelle queste forme scendono sulla materia terrena e vi imprimono le loro qualità, purché la materia sia disposta ad accoglierle.
Il passaggio richiede però un intermediario. Tra l'anima del mondo, che è spirituale, e il corpo del mondo, che è materiale, Agrippa colloca lo spirito del mondo, che chiama anche quintessenza perché non è composto dei quattro elementi. È una sostanza sottilissima, quasi corpo e quasi anima, diffusa ovunque. L'idea viene in gran parte da Ficino, che nel De vita coelitus comparanda, terzo dei Libri de vita del 1489, aveva descritto questo spiritus come veicolo degli influssi celesti.
I segni impressi nelle cose
Se le virtù occulte vengono dalle stelle, si possono riconoscere? Agrippa pensa di sì. Le cose, dice, portano spesso i segni del corpo celeste da cui dipendono: forme, colori, linee, comportamenti. Alcune piante seguono il Sole, alcune pietre mostrano macchie che ricordano astri o figure, certi animali sembrano imitare i ritmi della Luna. Questa dottrina delle segnature, già presente in autori medievali, avrebbe avuto grande fortuna nel Cinquecento, fino a Paracelso e oltre.
Il quadro che ne risulta è quello di una natura parlante, piena di corrispondenze che il sapiente impara a leggere come un libro. Per Agrippa la magia naturale non viola le leggi del mondo, ma le asseconda, mettendo insieme cose affini perché le loro virtù si rafforzino. Era una teoria della causalità, oggi superata dalla scienza moderna, che tuttavia aiutò generazioni di studiosi a porsi domande sull'ordine nascosto della natura. Molti contemporanei, del resto, non vedevano alcuna contraddizione tra l'osservare la natura e il cercarne le corrispondenze segrete.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio