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Dole 1509: le lezioni sul De verbo mirifico di Reuchlin

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola V · Cornelio Agrippa

Nel 1509 Agrippa commenta a Dole il De verbo mirifico di Reuchlin: il successo, la cabala cristiana e l'accusa di eresia lanciata da un francescano.

Nel 1509 Agrippa, appena ventitreenne, salì in cattedra all'Università di Dole, nella Franca Contea, allora parte dei domini borgognoni governati da Margherita d'Austria. L'argomento scelto era audace: il De verbo mirifico di Johannes Reuchlin, pubblicato a Basilea nel 1494, primo grande tentativo di un cristiano di servirsi della cabala ebraica per sostenere le verità della fede. Le lezioni ebbero successo e attirarono studenti, maestri e notabili della città.

Il libro di Reuchlin

Reuchlin, giurista e umanista di Pforzheim, era uno dei rari dotti tedeschi a conoscere bene l'ebraico. Nel De verbo mirifico, scritto in forma di dialogo, sosteneva che il nome di Gesù, reso in lettere ebraiche, fosse il compimento del tetragramma divino con l'aggiunta di una lettera. Questa interpretazione, già suggerita in Italia da Pico della Mirandola, faceva della cabala uno strumento per dimostrare il cristianesimo.

Commentare quel testo significava inserirsi nella corrente della cabala cristiana, che univa filologia, mistica dei nomi e speculazione sui numeri. Per Agrippa fu l'occasione di presentarsi come esperto di sapienze antiche e di attirare l'attenzione della corte. Nello stesso periodo stava raccogliendo i materiali che avrebbero formato il primo abbozzo del De occulta philosophia.

L'omaggio a Margherita d'Austria

Per guadagnarsi il favore della governatrice, Agrippa compose in quei mesi una declamazione sulla nobiltà e sull'eccellenza del sesso femminile, dedicata proprio a Margherita. L'operetta rimase inedita per vent'anni e fu stampata solo ad Anversa nel 1529, ma testimonia la strategia del giovane dotto: unire l'insegnamento universitario alla ricerca di un protettore potente. L'appoggio dell'arcivescovo di Besançon, cancelliere dell'università, gli aveva già garantito un incarico prestigioso.

La speranza di un posto stabile presso la corte svanì però rapidamente. Il favore conquistato con le lezioni si trasformò in pochi mesi in sospetto, e la dedica a Margherita non bastò a proteggerlo. A Dole, del resto, il clero locale guardava con diffidenza un giovane laico che parlava di nomi divini e di lettere ebraiche, materie che sembravano invadere il campo riservato ai teologi.

L'attacco di Catilinet

Nella Quaresima del 1510 il francescano Jean Catilinet, provinciale dell'ordine in Borgogna, predicò a Gand davanti a Margherita contro Agrippa, accusandolo di essere un eretico giudaizzante che introduceva nelle scuole cristiane la cabala, arte considerata empia. Le accuse di giudaismo erano allora un'arma pericolosa, e Agrippa preferì lasciare Dole. Da Londra, dove si trovava poco dopo, scrisse una Expostulatio, una replica in cui difendeva Reuchlin e la propria ortodossia.

L'episodio anticipava, su scala ridotta, la grande controversia che dal 1510 avrebbe coinvolto Reuchlin stesso, accusato dai domenicani di Colonia per aver difeso i libri ebraici. Agrippa si schierò sempre dalla parte dell'umanista di Pforzheim, e il suo nome restò associato a quella battaglia per la libertà degli studi ebraici, che divise per anni le università tedesche.

Le lezioni di Dole segnano l'ingresso pubblico di Agrippa nella cultura europea. Mostrano già la sua inclinazione verso le sapienze considerate antiche e nascoste, il desiderio di conciliarle con il cristianesimo e la difficoltà di farlo senza suscitare la reazione dei teologi. Da quel momento la sua fama di studioso di arti segrete lo avrebbe preceduto ovunque, aprendogli porte ma anche esponendolo a sospetti e inimicizie per tutta la vita.