Al servizio dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo
Segretario, diplomatico e forse soldato: il servizio di Agrippa presso Massimiliano I, i titoli rivendicati e il valore della protezione imperiale.
Per gran parte della giovinezza Agrippa si presentò come uomo dell'imperatore. Massimiliano I d'Asburgo, re dei Romani dal 1486 e imperatore eletto dal 1508, era un sovrano sempre a corto di denaro ma ricco di progetti, appassionato di genealogie, di arte della guerra e di cultura umanistica. Attorno a lui gravitavano segretari, diplomatici e letterati che passavano da una missione all'altra. In questo mondo mobile Agrippa trovò per alcuni anni il suo primo inquadramento.
Segretario e messaggero
Le lettere indicano che Agrippa svolse incarichi da segretario e da agente diplomatico, viaggiando tra le terre dell'Impero, la Francia e l'Italia. Nel 1510 si recò in Inghilterra, a quanto pare per una missione di cui non conosciamo l'oggetto preciso, e a Londra fu ospite di John Colet, decano della cattedrale di San Paolo, con il quale studiò le lettere di san Paolo. Fu un incontro importante per la sua formazione religiosa.
La natura di questi incarichi rimane però vaga. Agrippa non fu mai un alto funzionario e la sua posizione dipendeva dalla benevolenza di protettori intermedi. Il servizio imperiale gli garantiva soprattutto un titolo spendibile nelle corti e una certa protezione nei momenti difficili, come quando a Dole fu accusato di eresia.
Le campagne d'Italia e il titolo di cavaliere
Agrippa sostenne in seguito di aver combattuto per sette anni negli eserciti imperiali in Italia, durante le guerre che seguirono la Lega di Cambrai del 1508, e di essere stato creato cavaliere sul campo per il suo valore. Nei frontespizi di alcune opere si qualificò infatti come eques auratus, cavaliere aurato. Non esistono documenti indipendenti che confermino l'investitura né la durata del servizio militare.
Gli studiosi considerano verosimile che abbia seguito le truppe imperiali in qualche fase delle guerre d'Italia, magari con funzioni amministrative più che combattenti. Il titolo cavalleresco va quindi preso come una rivendicazione dell'autore. Del resto, nella società del Cinquecento, un dotto che si dichiarava anche soldato e cavaliere univa le due vie tradizionali della nobiltà: le armi e le lettere.
Un legame che durò nel tempo
Il rapporto con la casa d'Asburgo accompagnò Agrippa per tutta la vita. Dopo la morte di Massimiliano nel 1519, la protezione passò idealmente alla figlia dell'imperatore, Margherita d'Austria, governatrice dei Paesi Bassi, e al nipote Carlo V. Fu Margherita a nominarlo nel 1529 archivista e storiografo, e a lei Agrippa aveva dedicato fin dal 1509 il trattato sulla nobiltà del sesso femminile.
Il servizio a Massimiliano spiega dunque molti aspetti della carriera di Agrippa: la sua presenza in Italia, la familiarità con la diplomazia, la frequentazione di cardinali e principi. Spiega anche la fragilità della sua condizione. Un segretario imperiale dipendeva da pagamenti irregolari e da favori mutevoli, e Agrippa si lamentò spesso, nelle lettere, di stipendi mai versati e di promesse non mantenute. La precarietà economica sarebbe stata la costante della sua esistenza, fino agli ultimi anni trascorsi tra debiti, viaggi e richieste di aiuto.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio