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Londra 1651: i Three Books of Occult Philosophy tradotti da «J. F.»

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola V · L'eredità

La prima traduzione inglese del De occulta philosophia, uscita nel 1651, e il Quarto libro pseudo-agrippiano del 1655: chi li tradusse e perché contarono.

Per più di un secolo il De occulta philosophia circolò soltanto in latino, la lingua dei dotti. Nel 1651, a Londra, apparve finalmente una versione inglese completa: Three Books of Occult Philosophy, written by Henry Cornelius Agrippa, stampata per il libraio Gregory Moule. Il traduttore si firmava soltanto con le iniziali J. F. Quel volume, uscito negli anni turbolenti del Commonwealth, sarebbe diventato la porta d'accesso ad Agrippa per quasi tutti i lettori di lingua inglese fino al Novecento.

Chi era J. F.

Le iniziali sono tradizionalmente sciolte nel nome di John French, medico e chimico inglese vissuto all'incirca tra il 1616 e il 1657, autore di un trattato sulla distillazione, The Art of Distillation, pubblicato nello stesso 1651. L'identificazione è accettata dalla maggior parte degli studiosi, anche se non è provata da una dichiarazione esplicita. French aveva interessi paracelsiani e alchemici e conosceva bene la letteratura chimica del continente.

La traduzione è fedele nell'insieme ma non priva di errori, soprattutto nei passi tecnici sulle lettere ebraiche, sui quadrati magici e sui sigilli planetari, dove anche le edizioni latine presentavano già varianti e refusi. Alcune tavole risultano corrotte o mal riprodotte dagli incisori londinesi, e questi difetti passarono poi nelle opere che nei secoli successivi saccheggiarono il testo inglese senza consultare l'originale latino. Il volume si apre con un ritratto inciso di Agrippa e con le lettere dedicatorie dell'autore.

Il contesto della Rivoluzione inglese

Gli anni intorno al 1650 videro in Inghilterra una straordinaria fioritura editoriale di testi ermetici, alchemici e astrologici. Caduta la censura ecclesiastica con la guerra civile, librai e traduttori misero a disposizione del pubblico opere che prima circolavano solo tra pochi. Nello stesso periodo uscirono versioni inglesi di Paracelso, di Jacob Böhme e del Corpus Hermeticum, quest'ultimo tradotto da John Everard e pubblicato nel 1650.

In questo clima Agrippa veniva letto da medici, astrologi, sperimentatori e semplici curiosi, spesso con l'idea che la sapienza antica potesse contribuire a una riforma generale del sapere, della medicina e perfino della società. Non tutti condividevano l'entusiasmo: per molti teologi puritani, e più tardi per diversi membri della nascente Royal Society, la magia restava un pericolo per l'anima o un residuo di superstizione da superare con il metodo sperimentale.

Il volume di J. F. si inseriva anche in un mercato librario nuovo, fatto di lettori che non conoscevano il latino ma volevano accedere ai grandi testi della tradizione. Astrologi popolari come William Lilly, autore di Christian Astrology nel 1647, avevano già dimostrato che c'era un pubblico vasto per opere di questo genere. Agrippa, con la sua ambizione enciclopedica, offriva a quei lettori una mappa completa del cosmo magico.

Il Quarto libro e Robert Turner

Nel 1655 un altro traduttore, Robert Turner, pubblicò a Londra Henry Cornelius Agrippa his Fourth Book of Occult Philosophy. Si trattava di un testo apparso in latino nel 1559 e attribuito ad Agrippa, ma già Johann Weyer, suo allievo, lo aveva dichiarato falso. Turner vi aggiunse altri scritti magici, tra cui l'Heptameron attribuito a Pietro d'Abano e l'Arbatel. Il Quarto libro, di contenuto molto più operativo, contribuì a confondere l'immagine di Agrippa con quella del compilatore di grimori.

Le due traduzioni, quella di J. F. e quella di Turner, furono la base di quasi tutto ciò che il mondo anglosassone seppe di Agrippa per due secoli e mezzo. Solo nel Novecento le edizioni critiche del testo latino, fondate sulle stampe del 1533 e sul manoscritto di Würzburg, hanno permesso di distinguere con chiarezza ciò che Agrippa scrisse davvero da ciò che gli venne attribuito.