Éliphas Lévi e l'alta magia: il Rinascimento riletto a Parigi
Alphonse-Louis Constant, detto Éliphas Lévi, e il Dogme et rituel de la haute magie: come la tradizione di Agrippa e Paracelso divenne occultismo moderno.
Se l'occultismo moderno ha un padre fondatore, molti storici indicano Éliphas Lévi. Dietro lo pseudonimo, ricavato da una traduzione in forma ebraica del proprio nome, si celava Alphonse-Louis Constant, nato a Parigi nel 1810 e morto nella stessa città nel 1875. Con lui la magia rinascimentale, quella di Agrippa, Paracelso e Guillaume Postel, fu ripensata come un sistema coerente e presentata al pubblico borghese del Secondo Impero come una scienza antica e dimenticata.
Da seminarista a mago
Constant studiò nel seminario di Saint-Sulpice e ricevette il diaconato, ma rinunciò al sacerdozio prima dell'ordinazione. Negli anni quaranta dell'Ottocento si fece conoscere come scrittore socialista e utopista, e per alcuni suoi scritti politici conobbe anche il carcere. Solo dopo il 1848, deluso dalla politica, si dedicò interamente allo studio della cabala, dell'ermetismo e della magia, leggendo gli autori del Rinascimento nelle grandi biblioteche parigine.
La sua opera principale, Dogme et rituel de la haute magie, uscì in due volumi tra il 1854 e il 1856. Seguirono l'Histoire de la magie nel 1860 e La Clef des grands mystères nel 1861. In questi libri Lévi passava in rassegna i maghi del passato, giudicandoli con una libertà che non sempre teneva conto dei fatti storici.
Una sintesi nuova
Lévi riprese da Agrippa e dai suoi successori l'idea di un universo fatto di corrispondenze e la convinzione che la volontà umana, educata, potesse agire su di esso. Ma vi aggiunse elementi che nel Rinascimento non c'erano: la teoria della «luce astrale», un fluido universale che raccoglieva suggestioni del magnetismo di Mesmer, e soprattutto il collegamento sistematico tra i ventidue arcani maggiori dei tarocchi e le ventidue lettere dell'alfabeto ebraico.
Questa associazione, che non ha basi documentarie nei tarocchi rinascimentali, nati nelle corti dell'Italia settentrionale del Quattrocento come gioco di carte, ebbe un successo enorme e passò quasi intatta nell'occultismo inglese e francese di fine secolo. È un buon esempio di come la ricezione della magia rinascimentale sia stata anche invenzione: un'eredità rielaborata e reinterpretata più che fedelmente trasmessa.
Londra, Apollonio e la diffusione
Nel 1854 Lévi soggiornò a Londra, dove frequentò il romanziere Edward Bulwer-Lytton e il suo ambiente. Nel Rituel racconta di aver tentato in quella città l'evocazione di Apollonio di Tiana, filosofo pitagorico del I secolo, e ne descrive l'esito con molte cautele, ammettendo di non sapere se avesse visto un'apparizione o un effetto della propria immaginazione.
Il soggiorno londinese ebbe conseguenze anche letterarie. Bulwer-Lytton, che già nel 1842 aveva pubblicato il romanzo esoterico Zanoni, pubblicò nel 1862 A Strange Story, in cui riaffiorano temi magici e alchemici. Il dialogo tra il mago francese e il romanziere inglese contribuì a creare quel clima in cui, a Londra, la magia rinascimentale smise di essere una curiosità da antiquari e tornò a essere praticata in circoli ristretti.
Le opere di Lévi furono tradotte in inglese da Arthur Edward Waite, che nel 1896 pubblicò il Dogme et rituel con il titolo Transcendental Magic. Attraverso Waite e attraverso i fondatori della Golden Dawn, l'interpretazione leviana della tradizione magica entrò nel cuore dell'esoterismo anglosassone. Molti lettori del Novecento conobbero Agrippa proprio attraverso il filtro di Lévi, che ne fece un antenato di un sistema che il filosofo di Colonia non aveva mai immaginato.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio