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Victor Frankenstein legge Agrippa: la magia nel romanzo di Mary Shelley

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola IX · L'eredità

In Frankenstein (1818) il giovane Victor scopre Agrippa, Paracelso e Alberto Magno. Perché Mary Shelley scelse questi autori come origine del dramma.

Tra le pagine più celebri del romanzo gotico c'è un episodio minore, quasi nascosto, che riguarda direttamente Agrippa. In Frankenstein, or the Modern Prometheus, pubblicato anonimo a Londra nel 1818, il protagonista racconta che la sua passione fatale cominciò da un libro trovato per caso. Quel libro era un volume delle opere di Cornelio Agrippa. Mary Shelley ne fece il punto di partenza di un percorso che conduce dalla magia rinascimentale alla scienza moderna, e da questa alla catastrofe.

Una locanda vicino a Thonon

Victor narra che, all'età di tredici anni, durante una gita di famiglia ai bagni nei pressi di Thonon, sul lago di Ginevra, il maltempo li costrinse a restare chiusi in una locanda. Lì trovò per caso un volume di Agrippa e cominciò a leggerlo con entusiasmo crescente. Quando lo mostrò al padre, questi lo liquidò con poche parole sprezzanti, chiamandolo «triste spazzatura», senza però spiegargli perché.

Victor osserva che, se il padre gli avesse spiegato che i principi di Agrippa erano stati del tutto superati dalla scienza moderna, egli avrebbe forse gettato via il libro. Invece il disprezzo senza argomenti accese la sua curiosità. Il ragazzo passò così a Paracelso e ad Alberto Magno, e per anni sognò la pietra filosofale e l'elisir di lunga vita, convinto che quegli autori custodissero segreti dimenticati.

Ingolstadt e la scienza moderna

All'università di Ingolstadt, in Baviera, Victor incontra due professori. Il primo, Krempe, docente di filosofia naturale, lo deride per aver sprecato il suo tempo su sistemi vecchi di secoli. Il secondo, Waldman, professore di chimica, è più comprensivo: riconosce che gli antichi maestri promettevano l'impossibile, ma afferma che i moderni, pur promettendo poco, hanno davvero penetrato i segreti della natura.

È proprio la combinazione delle due cose a essere fatale. Victor conserva l'ambizione illimitata degli alchimisti, il sogno di vincere la morte, e la unisce ai metodi della chimica e della fisiologia del suo tempo. La creatura nasce da questo incontro: dal desiderio rinascimentale di dominare la natura, sostenuto per la prima volta da strumenti efficaci.

Perché Agrippa

La scelta di Mary Shelley non era casuale. Nell'ambiente in cui scrisse il romanzo, durante l'estate del 1816 trascorsa vicino a Ginevra con Percy Bysshe Shelley e Lord Byron, i temi dell'alchimia, del galvanismo e dei limiti della scienza erano oggetto di conversazione. Percy Shelley stesso, da ragazzo, si era appassionato a letture di questo genere, secondo quanto riferirono i suoi biografi.

Agrippa era inoltre il simbolo ideale dell'ambiguità che il romanzo voleva esplorare: un dotto che aveva aspirato a una conoscenza totale e che, alla fine della vita, aveva scritto un libro sulla vanità delle scienze. Il lettore colto dell'epoca conosceva la sua fama di mago e forse anche le leggende sul suo cane nero e sui suoi studenti puniti per la loro curiosità.

Nella revisione del 1831 Mary Shelley ritoccò e ampliò questi capitoli, sottolineando il ruolo del destino nella rovina del protagonista. Agrippa vi resta il primo anello della catena. In questo modo una delle opere più lette dell'Ottocento consegnò il nome del filosofo di Colonia a milioni di lettori, come immagine del sapere antico che seduce e prepara la tragedia moderna.