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Paola Zambelli e gli studi su Agrippa: magia bianca, magia nera

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola XVIII · L'eredità

La storica fiorentina Paola Zambelli ricostruì la rete di amicizie, polemiche e testi di Agrippa. Le sue opere e l'edizione critica del De occulta philosophia.

Nella seconda metà del Novecento, una parte decisiva della ricerca su Agrippa si svolse a Firenze. Paola Zambelli, allieva di Eugenio Garin e docente di storia della filosofia, dedicò al filosofo di Colonia decine di saggi, a partire dagli anni cinquanta. Il suo lavoro ha contribuito a trasformare Agrippa da figura leggendaria in un autore storicamente documentato, inserito in una precisa rete di persone, città e controversie religiose.

Lettere, amici e sodalizi

Uno dei temi su cui Zambelli insistette di più fu la corrispondenza di Agrippa, una fonte ricchissima per ricostruire la sua vita errante tra la Germania, la Francia, l'Italia e i Paesi Bassi. Dalle lettere emergono amicizie con medici, giuristi, teologi e umanisti, e l'esistenza di gruppi di amici legati da interessi comuni per la cabala, l'ermetismo e la riforma religiosa.

Zambelli studiò in particolare questi sodalizi, che Agrippa stesso evoca nelle lettere giovanili, cercando di capire se si trattasse di vere società segrete o di semplici circoli di studio. La prudenza delle sue conclusioni ha evitato di alimentare il mito di un Agrippa capo di una setta occulta, ma ha mostrato quanto la magia rinascimentale fosse anche un fatto sociale, condiviso e discusso tra amici.

Magia, religione e Riforma

Un altro filone delle ricerche di Zambelli riguarda i rapporti tra Agrippa e il mondo religioso del primo Cinquecento: l'ammirazione per Erasmo, i contatti con l'ambiente di Jacques Lefèvre d'Étaples, la difesa di una donna accusata di stregoneria a Metz, la polemica contro i teologi scolastici. In questa luce il De occulta philosophia e il De incertitudine et vanitate scientiarum, pubblicato nel 1530, appaiono meno contraddittori di quanto si pensasse.

Per Zambelli lo scetticismo di Agrippa nei confronti delle scienze umane non era una semplice ritrattazione della magia, come avevano pensato molti lettori antichi e moderni, ma l'espressione di una religiosità che metteva la fede e la parola di Dio al di sopra di ogni sapere. La magia stessa, nel suo progetto, doveva essere riformata, purificata dalle superstizioni e ricondotta alla pietà cristiana.

Libri e confronti

Tra le sue opere più note vi sono L'ambigua natura della magia, pubblicato nel 1991, una raccolta di studi su filosofi, streghe e riti nel Rinascimento, e il volume inglese White Magic, Black Magic in the European Renaissance, uscito nel 2007, che segue il tema da Ficino e Pico fino a Tritemio, Agrippa e Bruno. Zambelli si occupò anche dello Speculum astronomiae, un trattato medievale attribuito ad Alberto Magno.

Il suo lavoro si colloca accanto a quello di altri studiosi che hanno reso possibile una lettura filologica di Agrippa. In particolare, nel 1992 Vittoria Perrone Compagni pubblicò presso l'editore Brill di Leida l'edizione critica del De occulta philosophia, che confronta la stampa del 1533 con il manoscritto del 1510 conservato a Würzburg e permette di seguire l'evoluzione del pensiero dell'autore.

Grazie a questi studi, oggi è possibile distinguere l'Agrippa storico dalle leggende che lo hanno accompagnato per secoli, dal cane nero alle evocazioni raccontate dai romanzieri elisabettiani. Ne emerge un umanista inquieto, profondamente religioso, spesso in conflitto con le autorità, che cercò nella magia una via di conoscenza e di riforma, e che ne vide con lucidità anche i limiti.