Agrippa nell'arte: da Melencolia I di Dürer alle incisioni di Faust
Il quadrato magico di Melencolia I, le figure umane del De occulta philosophia, l'acquaforte detta Faust di Rembrandt: la magia rinascimentale nelle immagini.
Il pensiero di Agrippa non ha lasciato tracce soltanto nei libri. Le sue idee sulla malinconia, sui numeri e sulle proporzioni del corpo umano hanno incontrato, o forse ispirato, alcune delle immagini più studiate dell'arte europea. In altri casi sono stati gli artisti a dare un volto alla leggenda del mago dotto. Ricostruire questi rapporti richiede la stessa prudenza necessaria per i testi: accanto a legami documentati, esistono ipotesi suggestive che restano tali.
Melencolia I e la malinconia geniale
Nel 1514 Albrecht Dürer incise Melencolia I, una delle stampe più enigmatiche del Rinascimento. Una figura alata siede pensosa tra strumenti di misura, un poliedro, una clessidra, una bilancia e un quadrato magico di quattro per quattro, in cui la somma di ogni riga, colonna e diagonale è trentaquattro e le due caselle centrali dell'ultima riga formano la data 1514. Lo stesso tipo di quadrato è associato a Giove nel secondo libro del De occulta philosophia.
Nel 1923 gli storici dell'arte Erwin Panofsky e Fritz Saxl proposero che Dürer conoscesse la teoria della malinconia ispirata esposta da Agrippa nel primo libro dell'opera, che circolava in manoscritto dal 1510. Secondo questa teoria, l'umore malinconico, sotto l'influsso di Saturno, può elevare l'anima a tre gradi di ispirazione: immaginativa, razionale e mentale. Il numero I del titolo indicherebbe il primo grado, quello degli artisti.
L'ipotesi fu sviluppata nel grande libro Saturn and Melancholy di Raymond Klibansky, Panofsky e Saxl, pubblicato nella sua forma definitiva nel 1964. Altri studiosi hanno discusso se Dürer abbia davvero potuto leggere il manoscritto di Agrippa, e oggi il legame è considerato possibile ma non dimostrato. Resta il fatto che le due opere condividono la stessa idea di malinconia come condizione del genio.
Il corpo umano e le figure geometriche
Nel capitolo ventisette del secondo libro, Agrippa illustra le proporzioni del corpo umano, inscritto in un cerchio, in un quadrato e in altre figure. Le stampe delle edizioni cinquecentesche mostrano un uomo con braccia e gambe distese, al centro di schemi geometrici e segni planetari. Sono immagini che richiamano la tradizione vitruviana, la stessa da cui nacque il celebre disegno di Leonardo da Vinci, che però rimase inedito e Agrippa non poteva conoscere.
Per Agrippa quelle figure non erano soltanto un dato anatomico o un esercizio di geometria: mostravano che l'uomo, misura di tutte le cose e immagine di Dio, riproduce nel proprio corpo l'armonia numerica del cosmo. Era un'idea antica, di origine pitagorica e platonica, che sarebbe stata ripresa e sviluppata visivamente da Robert Fludd nelle sue grandi incisioni del Seicento.
Il volto del mago
Le prime edizioni del De occulta philosophia presentano un ritratto xilografico dell'autore, e altri ritratti incisi accompagnarono le ristampe e le traduzioni successive, compresa quella inglese del 1651. Più difficile è identificare opere dedicate esplicitamente ad Agrippa. Un'acquaforte di Rembrandt degli anni cinquanta del Seicento, nota tradizionalmente come Faust, mostra uno studioso che contempla un disco luminoso pieno di lettere; il titolo non è dell'artista, e il soggetto è discusso.
Nel 1790 un'incisione tratta da quest'acquaforte accompagnò il Faust. Ein Fragment di Goethe, e ancora una volta il mago reale e quello letterario si sovrapposero. L'eredità artistica di Agrippa è fatta di queste sovrapposizioni: figure di studiosi, di malinconici e di uomini cosmici che, senza sempre nominarlo, parlano la lingua della sua filosofia occulta.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio