Marlowe e il Doctor Faustus: «astuto come fu Agrippa»
Nella tragedia di Christopher Marlowe Faust sogna di eguagliare Agrippa. Date, testi del 1604 e del 1616 e l'immagine elisabettiana del mago.
Sul palcoscenico londinese di fine Cinquecento, il nome di Agrippa risuonava già come quello di un modello. Nella tragedia di Christopher Marlowe, il dottor Faustus, deciso ad abbandonare filosofia, medicina, diritto e teologia per la magia, promette di diventare «astuto come fu Agrippa», il mago le cui «ombre» avevano reso onore a lui in tutta Europa. È una delle testimonianze più chiare di come il filosofo di Colonia fosse entrato nella memoria collettiva come archetipo del negromante.
Una tragedia dalle date incerte
Marlowe, nato a Canterbury nel 1564 e ucciso a Deptford nel 1593, studiò a Cambridge e si basò, per la trama, sulla traduzione inglese del libro di Faust firmata P. F. La data di composizione è discussa: alcuni studiosi la collocano verso il 1588-1589, subito dopo il successo del Tamerlano, altri intorno al 1592. La prima rappresentazione documentata risale al 1594, nel diario dell'impresario Philip Henslowe, che registra gli incassi della compagnia dell'Ammiraglio.
Il testo ci è giunto in due versioni a stampa, molto diverse: il cosiddetto testo A, del 1604, e il testo B, del 1616, più lungo e arricchito di scene comiche e spettacolari. Non è chiaro quanto di entrambe risalga a Marlowe e quanto a rimaneggiamenti successivi, che i documenti dell'epoca attestano almeno in parte.
Le «ombre» di Agrippa
La parola «ombre» allude alle apparizioni evocate. Nell'Inghilterra elisabettiana circolavano racconti secondo cui Agrippa avrebbe mostrato ai suoi ospiti le immagini di personaggi lontani o defunti. Thomas Nashe, nel romanzo The Unfortunate Traveller del 1594, gli attribuisce l'evocazione di Cicerone davanti a Erasmo e a Tommaso Moro, e la visione di una dama in uno specchio magico. Si tratta di finzioni letterarie, ma mostrano quale fama lo circondasse.
Non è forse un caso che uno dei due maghi che iniziano Faustus alle arti proibite, accanto a Valdes, si chiami Cornelius, cioè con il nome di battesimo di Agrippa. Molti commentatori vi hanno visto un richiamo intenzionale al filosofo di Colonia, magari come omaggio ironico rivolto agli spettatori più colti. Marlowe però non lo dichiara in alcun punto del testo, e l'ipotesi, per quanto suggestiva, resta tale.
Il sapere come tentazione
Il Faustus di Marlowe è più complesso del modello tedesco. Il suo desiderio di conoscenza ha una grandezza quasi eroica, e la scena finale, in cui il protagonista implora che il tempo si fermi, è tra le più celebri del teatro inglese. La magia vi appare come una promessa di dominio sul mondo che si rivela vuota: Faustus usa i suoi poteri per scherzi, banchetti e spettacoli.
In questa tensione tra grandezza e miseria si riflette il giudizio ambivalente che l'età elisabettiana dava della filosofia occulta. Per uomini come John Dee, consigliere della regina Elisabetta, era oggetto di studio serio e paziente; per predicatori e moralisti era invece l'anticamera della dannazione. Agrippa, citato in un solo verso della tragedia, finisce per diventare il simbolo di entrambe le posizioni, e la sua ombra accompagna Faustus fino all'ultima scena.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio