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Eugenio Garin: magia e astrologia nella cultura del Rinascimento italiano

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura
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Tavola XVII · L'eredità

Lo storico Eugenio Garin dimostrò che magia e astrologia erano parte viva della cultura umanistica. Opere, metodo e influenza sugli studi su Agrippa.

Prima che Frances Yates rendesse popolare la «tradizione ermetica» nel mondo anglosassone, in Italia uno storico della filosofia aveva già sostenuto che la magia e l'astrologia non erano un'appendice oscura del Rinascimento, ma una parte essenziale della sua cultura. Era Eugenio Garin, nato a Rieti nel 1909 e morto a Pisa nel 2004, professore a Firenze e poi alla Scuola Normale Superiore di Pisa. I suoi studi hanno formato generazioni di ricercatori, compresi quelli che si sono occupati di Agrippa.

L'umanesimo come filosofia

Garin si fece conoscere con L'umanesimo italiano, uscito prima in tedesco nel 1947 e poi in italiano nel 1952. Vi sosteneva che gli umanisti non erano semplici letterati e filologi, ma pensatori che avevano elaborato una nuova idea dell'uomo, attivo, libero e responsabile della propria condizione. In questa visione, l'aspirazione del mago a operare sulla natura poteva essere letta come una delle espressioni di quella nuova fiducia nelle possibilità umane.

Nel 1954 la raccolta di saggi Medioevo e Rinascimento conteneva pagine dedicate proprio alla magia e all'astrologia, considerate come chiavi per capire il passaggio tra le due epoche. Garin insisteva sul fatto che autori come Ficino e Pico non potevano essere compresi senza prendere sul serio i loro interessi per gli astri, gli spiriti e le corrispondenze.

Testi, edizioni e scuola

Garin fu anche un grande promotore di edizioni. Curò tra il 1946 e il 1952 l'edizione delle Disputationes adversus astrologiam divinatricem di Giovanni Pico della Mirandola, il grande attacco umanistico all'astrologia giudiziaria. Nel 1955 diresse con alcuni giovani collaboratori un volume di testi umanistici sull'ermetismo, che comprendeva scritti di Ludovico Lazzarelli, Francesco Giorgio Veneto e Cornelio Agrippa.

Intorno a lui si formò una scuola di studiosi che esplorarono la filosofia del Rinascimento in tutte le sue direzioni, compresa quella magica, spesso trascurata dalla storiografia precedente. Tra loro vi furono Cesare Vasoli, studioso di Lullo, della dialettica e del profetismo, e Paola Zambelli, che avrebbe dedicato ad Agrippa una parte importante della propria ricerca, pubblicando saggi in italiano, inglese e tedesco.

Lo zodiaco della vita

Nel 1976 Garin pubblicò Lo zodiaco della vita, un libro dedicato alla polemica sull'astrologia dal Trecento al Cinquecento. Vi mostrava come la discussione sugli influssi celesti toccasse problemi fondamentali: la libertà dell'uomo, il rapporto tra natura e grazia, la possibilità di prevedere gli eventi storici. L'astrologia appariva così come un linguaggio con cui il Rinascimento pensava il proprio rapporto con il cosmo e con il tempo.

Più tardi, nel 1988, raccolse alcuni suoi studi nel volume Ermetismo del Rinascimento. Garin fu sempre attento a non esagerare il peso della magia, che considerava una componente tra le altre di una cultura complessa e contraddittoria. Questa prudenza lo distingue da alcune letture più audaci e ha reso il suo lavoro particolarmente durevole.

L'eredità di Garin, per chi studia Agrippa, sta soprattutto nel metodo: leggere i testi magici nel loro contesto filosofico e religioso, senza ridurli né a superstizione né a profezia della scienza. Il De occulta philosophia, in questa prospettiva, diventa un documento prezioso per comprendere le speranze e le inquietudini di un'intera generazione di intellettuali europei.