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Metz 1519: Agrippa difende una donna accusata di stregoneria

Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura
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Tavola IX · Cornelio Agrippa

Avvocato della città di Metz, nel 1519 Agrippa difese una contadina di Woippy accusata di stregoneria contro l'inquisitore domenicano Nicolas Savin.

Nel 1518 Agrippa si stabilì a Metz, libera città imperiale della Lorena, con un incarico ufficiale: avvocato, sindaco e oratore della città. Era il ruolo di un giurista al servizio del governo cittadino, chiamato a redigere atti, pronunciare discorsi e difendere gli interessi della comunità. Proprio in questa veste, nel 1519, si trovò coinvolto in un processo per stregoneria che è diventato uno degli episodi più noti e più onorevoli della sua vita.

Il caso di Woippy

L'accusata era una contadina di Woippy, villaggio alle porte di Metz. Alcuni vicini l'avevano denunciata, e il principale argomento contro di lei era che sua madre fosse stata a suo tempo condannata e bruciata come strega. Il processo era condotto dall'inquisitore domenicano Nicolas Savin, che riteneva quella discendenza una prova sufficiente. La donna era stata imprigionata e sottoposta a tortura, secondo le procedure allora considerate normali nei processi per maleficio, nei quali la confessione estorta con il dolore valeva come prova decisiva.

Il clima intellettuale favoriva la severità. Da poco più di trent'anni circolava il Malleus maleficarum, il manuale pubblicato nel 1486 o 1487 che sistematizzava la caccia alle streghe e che molti inquisitori usavano come guida. In diverse regioni dell'Europa centrale i processi si moltiplicavano, e un'accusa fondata sulla fama e sulla parentela poteva bastare a condurre al rogo.

Gli argomenti di Agrippa

Agrippa intervenne a difesa dell'accusata con argomenti giuridici e teologici. Contestò innanzitutto il valore della discendenza: anche ammesso che la madre fosse stata colpevole, il battesimo cancellava ogni legame con il peccato altrui, e nessuno poteva essere condannato per la colpa di un genitore. Sostenne inoltre che la procedura era irregolare e che le testimonianze dei vicini, mosse da rancori, non avevano peso.

Il confronto con Savin fu aspro. Agrippa accusò l'inquisitore di agire per ignoranza e crudeltà, mentre il domenicano lo considerava un difensore di eretici. Grazie anche all'intervento delle autorità ecclesiastiche della città, la donna fu infine liberata. Agrippa ottenne così una vittoria rara in un'epoca in cui le accusate raramente trovavano chi parlasse per loro.

La disputa su sant'Anna e la partenza

Negli stessi mesi Agrippa si schierò in un'altra controversia. Il teologo francese Jacques Lefèvre d'Étaples aveva sostenuto che sant'Anna, madre di Maria, si fosse sposata una sola volta, contro la tradizione del triplice matrimonio. Agrippa difese questa tesi in uno scritto sulla monogamia di sant'Anna e affrontò pubblicamente alcuni religiosi di Metz. L'insieme di queste polemiche gli procurò nemici potenti, e all'inizio del 1520 lasciò la città.

L'episodio di Woippy è importante perché mostra un Agrippa lontano dal ritratto leggendario del mago temibile. Fu, al contrario, uno dei primi giuristi a contestare apertamente la logica dei processi per stregoneria. Più tardi il suo allievo Johann Weyer, medico e autore del De praestigiis daemonum, avrebbe sviluppato una critica ancora più ampia alla persecuzione delle streghe, riconoscendo nel maestro un precursore di quella battaglia di umanità e di buon senso.