Marchio registrato Studio Esoterico CornelioLa Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio

Il Concilio di Pisa del 1511: Agrippa teologo tra papa e re

Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura
☉☽☿♀♂♃♄♈︎♉︎♊︎♋︎♌︎♍︎♎︎♏︎♐︎♑︎♒︎♓︎
Tavola VII · Cornelio Agrippa

Nel 1511 Agrippa arriva in Italia come teologo al conciliabolo di Pisa, voluto da Luigi XII e da cardinali dissidenti contro papa Giulio II.

Nel 1511 Agrippa scese in Italia con un incarico che lo poneva al centro di una delle crisi più gravi della Chiesa del primo Cinquecento. Fu chiamato come teologo al concilio che si aprì a Pisa nell'autunno di quell'anno, un'assemblea convocata contro la volontà del papa. Per il giovane dotto, ancora sotto la protezione imperiale, fu l'inizio di un lungo soggiorno italiano che sarebbe durato fino al 1518.

Un concilio contro il papa

Il concilio di Pisa nacque dallo scontro tra papa Giulio II e il re di Francia Luigi XII durante le guerre d'Italia. Un gruppo di cardinali dissidenti, sostenuto dal sovrano francese e inizialmente anche dall'imperatore Massimiliano, convocò l'assemblea appellandosi all'antica dottrina secondo cui il concilio generale aveva autorità sul pontefice. Tra i promotori più in vista c'era il cardinale spagnolo Bernardino López de Carvajal, detto cardinale di Santa Croce.

Fu proprio Carvajal, secondo le lettere, a chiamare Agrippa come teologo. Il giovane tedesco aveva fama di erudito e il suo legame con la corte imperiale lo rendeva una figura utile. Non sappiamo con precisione quale contributo abbia dato ai lavori, né se abbia preso la parola nelle sessioni. È probabile che il suo ruolo fosse quello di consulente tra i tanti.

Il fallimento e la risposta di Roma

L'assemblea pisana ebbe vita breve e difficile. I cittadini di Pisa, allora sotto il dominio fiorentino, accolsero i padri conciliari con ostilità, e dopo poche sessioni il concilio si trasferì a Milano, controllata dai Francesi, dove i lavori proseguirono in un clima di crescente isolamento. Giulio II reagì convocando a Roma il Quinto Concilio Lateranense, che si aprì nel maggio 1512, e colpì con censure i cardinali ribelli. Massimiliano, intanto, si allontanò dalla causa francese.

Con la sconfitta militare dei Francesi nel 1512 e il loro ritiro dal Milanese, l'esperienza del conciliabolo, come lo chiamarono i suoi avversari, si esaurì. I cardinali dissidenti si riconciliarono poi con il successore di Giulio II, Leone X. Per Agrippa la partecipazione non ebbe conseguenze gravi, ma lo legò per qualche tempo a una causa perdente e gli insegnò quanto fosse rischioso, per un dotto senza beni, legarsi alle fortune di un solo partito.

Che cosa significò per Agrippa

L'esperienza di Pisa mise Agrippa a contatto con la grande politica ecclesiastica e con l'alto clero italiano. Gli mostrò anche, da vicino, la distanza tra gli ideali di riforma della Chiesa e gli interessi dei sovrani. Molti anni dopo, nel De vanitate scientiarum, avrebbe criticato con durezza la corruzione della curia e l'ambizione dei prelati, e non è difficile pensare che quei ricordi vi abbiano contribuito.

Il soggiorno italiano iniziato a Pisa fu decisivo per la sua cultura. In Italia Agrippa approfondì il neoplatonismo di Marsilio Ficino, la filosofia di Pico della Mirandola e i testi ermetici, che avrebbe commentato a Pavia pochi anni dopo. Il concilio fu dunque solo la porta d'ingresso: ciò che contò davvero furono le biblioteche, i maestri e i protettori incontrati nelle città della penisola.