Simpatia e antipatia: amicizie e inimicizie della natura
La vite e l'olmo, il leone e il gallo, il magnete e il diamante: le simpatie e le antipatie naturali raccolte da Agrippa da Plinio e dai filosofi antichi.
La vite ama l'olmo e fugge il cavolo, il leone teme il gallo, il lupo è nemico della pecora. Queste immagini, che oggi suonano come favole, erano per Agrippa esempi di una legge universale. Nel primo libro egli dedica capitoli interi alle amicizie e alle inimicizie tra le cose, sostenendo che tutto ciò che esiste è attratto da ciò che gli somiglia e respinto da ciò che gli è contrario. La simpatia e l'antipatia diventano così il motore nascosto della magia naturale.
Una lunga tradizione filosofica
L'idea ha radici antichissime. Empedocle, nel V secolo avanti Cristo, aveva spiegato il mondo con due forze cosmiche, Amore e Contesa, che uniscono e separano gli elementi. Gli stoici parlarono di sympatheia, la solidarietà che lega tutte le parti di un universo concepito come un unico essere vivente. Plotino, nelle Enneadi, vide proprio in questa simpatia universale la ragione per cui la magia sembra funzionare: il cosmo è un organismo, e ciò che tocca una parte si ripercuote sulle altre.
Nel Rinascimento queste dottrine tornarono in primo piano grazie alle traduzioni di Ficino, che rese accessibili in latino Platone, Plotino e molti testi neoplatonici. Agrippa le combinò con la tradizione naturalistica, trasformando un'intuizione filosofica in un vasto repertorio di casi concreti, ordinati secondo i pianeti e gli elementi a cui ogni cosa veniva ricondotta.
Il catalogo degli esempi
Gran parte degli esempi proviene dalla Naturalis historia di Plinio il Vecchio, l'enciclopedia completata nel 77 dopo Cristo. Da Plinio e da altri autori antichi Agrippa riprende l'amicizia tra la vite e l'olmo, a cui i contadini romani maritavano le viti, l'avversione della vite per il cavolo, la paura che il leone avrebbe provato davanti al gallo, l'inimicizia tra l'elefante e il topo. Sono notizie raccolte senza verifica, come era consueto nella letteratura enciclopedica.
Particolarmente celebre è il caso del magnete. Accanto alla sua attrazione per il ferro, la tradizione pliniana sosteneva che il diamante potesse impedirne la forza, e Agrippa riporta questa credenza come esempio di un'antipatia che vince una simpatia. Lo stesso schema si estende ai cieli: anche i pianeti sono detti amici o nemici tra loro, e le cose terrene ereditano le relazioni dei loro astri.
Dalle cose ai pianeti
La simpatia non è un rapporto casuale tra due oggetti, ma il riflesso di una parentela più alta. Le cose solari si amano perché dipendono dallo stesso Sole, le cose saturnine si somigliano perché condividono l'influsso di Saturno. Per questo Agrippa costruisce lunghe catene di corrispondenze che uniscono metalli, pietre, piante e animali sotto ciascun pianeta, preparando le grandi tavole del secondo libro. Al Sole appartengono l'oro, il leone e il gallo, alla Luna l'argento e le creature che si credevano legate al suo ritmo. Proclo, ripreso da Agrippa, spiegava così perfino la paura del leone davanti al gallo: entrambi solari, ma il gallo in un grado più alto.
La dottrina delle simpatie sopravvisse ad Agrippa e alimentò, nel Cinquecento, la magia naturale di Giovan Battista Della Porta, che nel 1558 pubblicò a Napoli una Magia naturalis destinata a molte edizioni. Solo con la nuova scienza del Seicento questa visione di una natura animata da amori e odi venne progressivamente abbandonata, lasciando però tracce profonde nel linguaggio e nell'immaginario europeo.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio