Le virtù occulte: perché «occulto» voleva dire nascosto
Il magnete, i veleni, le proprietà inspiegabili: la dottrina delle qualità occulte da Aristotele ad Agrippa, Fernel e le dispute su Newton.
La parola «occulto» evoca oggi qualcosa di torbido o di proibito. Per un lettore del Cinquecento, invece, aveva un significato tecnico e quasi neutro: indicava ciò che è nascosto ai sensi, ciò di cui si vedono gli effetti ma non la causa. Il titolo stesso dell'opera di Cornelio Agrippa, De occulta philosophia, va inteso in questo senso. E al centro della sua costruzione sta la dottrina delle virtù occulte delle cose, uno dei problemi più discussi della filosofia naturale prima della rivoluzione scientifica.
Qualità manifeste e qualità nascoste
La fisica aristotelica spiegava le proprietà dei corpi con quattro qualità fondamentali: caldo, freddo, secco e umido. Dalla loro combinazione derivavano i quattro elementi e, per mescolanza, tutte le sostanze. Queste qualità erano dette manifeste, perché percepibili al tatto. Restava però un insieme di fenomeni che non si lasciava ridurre a esse. Perché il magnete attira il ferro? Perché un veleno uccide in dosi minime? Perché certe sostanze purgano e altre no?
I filosofi scolastici chiamarono qualità occulte queste proprietà. Tommaso d'Aquino e i suoi successori ammettevano che esse derivassero dalla forma specifica di una sostanza, o dall'influsso dei corpi celesti, e non dalla semplice mescolanza degli elementi. La loro esistenza era dunque riconosciuta da tutti; ciò che si discuteva era l'origine, e su questo punto le risposte divergevano profondamente.
La spiegazione di Agrippa
Nel decimo capitolo del primo libro Agrippa affronta direttamente la questione. Le virtù occulte, scrive, non nascono dagli elementi ma vengono infuse dall'alto: dalle idee della mente divina, attraverso l'anima del mondo, con il concorso dei raggi celesti. Per questo si chiamano occulte, perché le loro cause sono nascoste e l'intelletto umano non le raggiunge facilmente. Solo l'esperienza e la lunga osservazione permettono di riconoscerle.
Gli esempi che riporta provengono in gran parte da autori antichi e medievali, come Plinio il Vecchio, Alberto Magno e i lapidari: pietre che nella tradizione si credevano capaci di proteggere, animali dotati di proprietà singolari, piante legate a un pianeta. Agrippa li raccoglie come un enciclopedista più che come un osservatore diretto.
Dal Cinquecento a Newton
La questione non riguardava soltanto i maghi. Jean Fernel, medico del re di Francia, pubblicò nel 1548 il dialogo De abditis rerum causis, dedicato proprio alle cause nascoste delle malattie e dei rimedi. Girolamo Fracastoro, nel 1546, indagò simpatie e antipatie tra i corpi. Il tema attraversava tutta la medicina universitaria.
Con il Seicento i filosofi meccanicisti, da Cartesio in poi, cercarono di eliminare le qualità occulte riducendo ogni fenomeno a materia, figura e movimento. Paradossalmente, quando Newton introdusse nei Principia del 1687 una gravitazione che agiva a distanza senza alcun contatto, alcuni critici, tra cui Leibniz, lo accusarono di aver reintrodotto nella fisica proprio una qualità occulta.
La vicenda mostra quanto la «filosofia occulta» fosse intrecciata con le grandi domande della scienza moderna. Agrippa non inventò il problema delle virtù nascoste, che medici e teologi discutevano da secoli: gli diede una risposta metafisica coerente, fondata sull'anima del mondo e sui raggi celesti, che per oltre un secolo rimase una delle alternative possibili nella spiegazione della natura.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio