Il De nobilitate foeminei sexus: Agrippa e l'eccellenza della donna
Composta a Dole nel 1509 per Margherita d'Austria e stampata nel 1529, la declamazione di Agrippa sulla superiorità femminile e la sua fortuna europea.
Tra le opere di Agrippa, una delle più lette nel Cinquecento non riguarda la magia ma la condizione femminile. È la Declamatio de nobilitate et praecellentia foeminei sexus, la declamazione sulla nobiltà e sull'eccellenza del sesso femminile, composta a Dole nel 1509 e dedicata a Margherita d'Austria. Rimasta a lungo manoscritta, fu stampata ad Anversa nel 1529, quando la dedicataria era ormai governatrice dei Paesi Bassi e protettrice dell'autore. Il libro conobbe subito un successo europeo.
Una declamazione paradossale
La declamazione era un genere retorico molto amato dagli umanisti: un discorso brillante che sosteneva una tesi spesso sorprendente, mostrando la bravura dell'oratore. Agrippa non si limita a difendere le donne dalle accuse tradizionali, ma afferma la loro superiorità sugli uomini. Gli argomenti provengono dalla Bibbia, dalla teologia, dalla filosofia naturale e dalla storia, intrecciati con l'abilità di un avvocato che conosce tutte le risorse della persuasione e non teme di spingersi fino al paradosso.
Alcuni sono di natura esegetica. Il nome di Eva, osserva Agrippa, significa vita, mentre quello di Adamo rimanda alla terra. La donna fu creata per ultima, come compimento dell'opera divina, e fu formata nel paradiso terrestre, mentre l'uomo era stato plasmato fuori di esso. Dopo la risurrezione, inoltre, Cristo apparve per prime alle donne, segno della loro dignità spirituale. Agrippa aggiunge argomenti tratti dalla fisiologia del tempo, come la maggiore bellezza e pudicizia del corpo femminile.
Natura e consuetudine
Il passo più moderno del trattato riguarda le cause della subordinazione femminile. Secondo Agrippa le donne non sono inferiori per natura: la loro condizione dipende dalle leggi, dalle consuetudini e dall'educazione imposte dagli uomini. Escluse dagli studi, dagli uffici pubblici e dalla predicazione, sono costrette fin dall'infanzia a una vita domestica che non lascia spazio ai loro talenti. È una denuncia sorprendente per l'epoca, anche se inserita in un'opera retorica.
Per sostenere la sua tesi Agrippa ricorda numerose donne illustri dell'antichità e della storia sacra: profetesse, regine, sapienti, martiri. È un catalogo erudito che si collega a una tradizione già lunga, da Boccaccio con il De mulieribus claris a Christine de Pizan con la Città delle dame, scritta all'inizio del Quattrocento.
La querelle des femmes e la fortuna del libro
Il trattato di Agrippa si inserisce nella cosiddetta querelle des femmes, il dibattito letterario sulla natura e sul valore delle donne che attraversò l'Europa tra il tardo Medioevo e l'età moderna. La sua declamazione divenne uno dei testi più citati di questa disputa. Fu tradotta in diverse lingue: in inglese, per esempio, apparve nel 1542 nella versione di David Clapham, e conobbe numerose edizioni francesi e tedesche.
Gli studiosi discutono ancora quanto Agrippa credesse davvero a ciò che scriveva. La scelta del genere declamatorio permetteva di sostenere una tesi estrema senza impegnarsi del tutto, e la dedica a una principessa aveva anche uno scopo pratico. Tuttavia molti argomenti del trattato, soprattutto quello sulla consuetudine come causa della disuguaglianza, ricompaiono in opere successive e fanno del De nobilitate un documento importante nella storia delle idee sulle donne.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio