La stampa del 1533: come nacque il De occulta philosophia libri tres
Dal primo libro uscito nel 1531 all'edizione completa di Colonia del 1533, tra il veto dell'inquisitore Köllin e la protezione di Ermanno di Wied.
Il De occulta philosophia che i lettori conoscono è quello stampato nel 1533, in tre libri, dopo una lunga e travagliata gestazione editoriale. Agrippa aveva ottenuto già nel 1529 un privilegio imperiale per la pubblicazione, e nel 1531 era uscito il solo primo libro. L'edizione completa vide la luce a Colonia due anni più tardi, superando l'opposizione delle autorità religiose grazie alla protezione dell'arcivescovo della città.
Il primo libro del 1531
Nel 1531 il primo libro, dedicato alla magia naturale, venne pubblicato ad Anversa e a Parigi. Era una scelta prudente: la parte sulla natura, sulle virtù occulte delle cose e sulle simpatie tra gli esseri era la meno esposta a censure teologiche. Il libro suscitò interesse, ma nello stesso periodo Agrippa era sotto attacco per il De vanitate scientiarum, e i suoi nemici non mancarono di sottolineare la contraddizione tra le due opere.
Agrippa rispose che la filosofia occulta era un lavoro giovanile e che il lettore doveva tenerne conto. Era un modo per difendersi, ma anche un'indicazione utile: il testo che stava per pubblicare integralmente era il frutto di oltre vent'anni di revisioni, e conservava strati scritti in epoche diverse della sua vita. Nella prefazione al lettore Agrippa chiedeva infatti di non giudicare l'opera con precipitazione e di considerarla come una raccolta di opinioni antiche, riferite più che approvate.
Il veto dell'inquisitore
Quando a Colonia iniziò la stampa dei tre libri, attribuita al tipografo Johann Soter, l'inquisitore domenicano Konrad Köllin intervenne per bloccarla, giudicando l'opera pericolosa per la fede. Agrippa si rivolse al consiglio cittadino con una memoria di protesta, ricordando il privilegio imperiale e l'approvazione di autorevoli lettori. La vicenda si risolse grazie all'appoggio dell'arcivescovo Ermanno di Wied, al quale il volume venne dedicato.
La stampa fu completata nel luglio 1533. Il libro si apriva con la dedica a Tritemio del 1510 e con la sua risposta, e si chiudeva con un capitolo di censura e ritrattazione, ripreso dal De vanitate, in cui l'autore dichiarava di sottomettere tutto al giudizio della Chiesa. Questa cornice prudente non impedì che il libro fosse presto considerato sospetto.
Un testo profondamente rinnovato
Rispetto al manoscritto del 1510, la versione stampata è molto più ampia. Agrippa vi aveva inserito lunghi estratti dal De vita di Ficino e dal De arte cabalistica di Reuchlin, uscito nel 1517, e gli studiosi vi hanno riconosciuto anche passi del De harmonia mundi del francescano veneziano Francesco Giorgi, pubblicato nel 1525. Le aggiunte rafforzano soprattutto la componente religiosa e cabalistica del terzo libro, dedicato ai nomi divini, agli ordini angelici e alla profezia.
Dopo la morte dell'autore circolò anche un cosiddetto quarto libro della filosofia occulta, dedicato a pratiche cerimoniali. Johann Weyer, che aveva conosciuto Agrippa da vicino, lo dichiarò spurio, e la critica moderna concorda nel considerarlo un'aggiunta apocrifa. Il vero De occulta philosophia resta quello in tre libri del 1533, un'opera che nei secoli successivi fu letta, copiata e saccheggiata da generazioni di studiosi e curiosi.
La Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio