Marchio registrato Studio Esoterico CornelioLa Filosofia OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio

Anima mundi: l'anima che dà vita all'universo

Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura
♈︎♉︎♊︎♋︎♌︎♍︎♎︎♏︎♐︎♑︎♒︎♓︎
Tavola II · Idee e concetti

Dal Timeo di Platone a Plotino, dalla scuola di Chartres a Ficino e Agrippa: come nacque e si trasformò l'idea di un'anima del mondo.

Immaginare l'universo come un immenso essere vivente fu, per molti secoli, la cosa più naturale del mondo. Se ogni animale ha un'anima che ne muove le membra, perché il cosmo, che si muove con regolarità ammirevole, dovrebbe esserne privo? Da questa domanda nasce la nozione di anima mundi, l'anima del mondo, che i filosofi del Rinascimento posero al cuore della loro visione della natura e che Cornelio Agrippa considerava la sorgente di tutte le virtù nascoste delle cose.

Platone e il demiurgo

Il testo fondatore è il Timeo di Platone. Il demiurgo, l'artefice divino, plasma il mondo come «un vivente dotato di anima e di intelletto» e compone l'anima mescolando l'identico, il diverso e l'essenza secondo precise proporzioni numeriche. L'anima viene poi distesa attraverso tutto il corpo cosmico e avvolta intorno a esso. Il dialogo, conosciuto nel Medioevo latino grazie alla traduzione parziale e al commento di Calcidio, fu per secoli quasi l'unico Platone disponibile in Occidente.

Virgilio diede all'idea una veste poetica nel sesto libro dell'Eneide, dove Anchise spiega al figlio che uno spirito nutre dall'interno il cielo, la terra, il mare e gli astri: «mens agitat molem», la mente muove la massa e si mescola al grande corpo. Il verso, letto e commentato per tutto il Medioevo, divenne un motto per generazioni di lettori e tornò spesso nelle pagine dei filosofi rinascimentali.

Dai neoplatonici a Chartres

Plotino, nel III secolo, fece dell'Anima la terza realtà dopo l'Uno e l'Intelletto: da essa discendono le anime individuali e ad essa si deve l'unità vivente del cosmo. Nel XII secolo i maestri della scuola di Chartres tornarono sul tema con audacia. Guglielmo di Conches avanzò l'ipotesi che l'anima del mondo platonica potesse corrispondere allo Spirito Santo cristiano, una lettura che gli attirò le critiche di Guglielmo di Saint-Thierry e che egli stesso finì per attenuare.

Ficino, Agrippa e l'anima come mediatrice

Marsilio Ficino, traduttore di Platone e di Plotino, fece dell'anima del mondo il perno di un sistema in cui le idee divine si imprimono nella materia attraverso semi vitali, le rationes seminales. Agrippa raccoglie questa eredità nel primo libro del De occulta philosophia: l'anima mundi è per lui la mediatrice che trasmette alle pietre, alle piante e agli animali le forme provenienti dalla mente divina, servendosi dei raggi delle stelle come veicolo.

Ne discende un mondo in cui nulla è davvero inerte. Le proprietà di una gemma o di un'erba, che la scienza aristotelica non riusciva a spiegare con il caldo e il freddo, diventano tracce di questa vita universale. Giordano Bruno, qualche decennio più tardi, avrebbe portato l'idea alle estreme conseguenze, parlando di un'anima presente tutta in ogni parte dell'universo infinito.

L'anima del mondo uscì dal lessico scientifico con la meccanica del Seicento, ma non scomparve: la ritroviamo nella filosofia della natura romantica e nella Weltseele di Schelling, del 1798. Conoscerne la storia significa comprendere perché, per Agrippa, studiare la natura e studiare il divino fossero due aspetti della stessa ricerca.